Alza la mano per ammettere le proprie colpe. Al “chi è stato?”, Claire Williams riconosce gli errori compiuti nella gestione di un team che è stato leggenda in Formula 1 e, da tre stagioni, è sprofondato in una crisi senza fine.

Ha beneficiato dei vantaggi della power unit Mercedes in avvio dell’era turbo ibrida, tra 2014 e 2015: pole e arrivi sul podio con Bottas e Massa. Poi un 2016 accettabile, da quinti nel Costruttori. Già allora, però, le avvisaglie di una crisi tecnica, nello sviluppo telaistico, mai risolta. Arrivava una Montecarlo qualsiasi o una corsa sul bagnato e la Williams sprofondava. Nulla, rispetto al girone dantesco vissuto nelle ultime stagioni.

L'INIZIO DELLA CRISI

E, nel 2016, Claire Williams tuonava all’indirizzo del team ai suoi ordini: un altro campionato da quinto posto nel Costruttori non è sostenibile. È andata di gran lunga peggio.

“Per mantenere i risultati e progredire, abbiamo cambiato nel 2016 la struttura interna e si è rivelato essere un errore, è stata una mia iniziativa e ammetto l’errore.

Non nascondiamo la testa sotto la sabbia, sappiamo dove ci troviamo e cosa serve per vincere, ma è un processo lungo”, commenta la team principal ad Auto Hebdo. Errori come l’ingaggio di Paddy Lowe, diventato anche azionista Williams, senza aver apportato nulla sotto il profilo tecnico di quanto ci si aspettava da un tecnico ex Mercedes, dove però la monoposto era responsabilità di altre figure.

ALLA STRUTTURA NON CORRISPONDONO I RISULTATI

Guardare all’obiettivo di tornare vincenti è l’errore di prospettiva peggiore che puoi compiere, quando corri da due anni sul fondo della griglia, a 3 secondi di ritardo dai primi.

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Del team di metà schieramento, Williams, sopporta i costi e la struttura: “Stiamo provando a realizzare in modo indipendente quante più componenti possibili e abbiamo 620 persone che lavorano per noi, sono molte per la struttura a disposizione. Adesso, il compito che abbiamo è di creare la Williams del futuro e preservarne la cultura”.

Con avversari che ricorrono a intelligenti collaborazioni tecniche – vedi Haas – o sono strutturate con reparti tecnici che hanno fatto dell’efficienza delle operazioni la forza della squadra – vedi Racing Point – è difficile immaginare come Williams possa risollevarsi con le proprie forze.

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Ricercare una collaborazione sullo stile Haas potrebbe essere una prima via di recupero. A Grove, intanto, è stato richiamato Patrick Head, storica guida insieme a Frank Williams.

HEAD UNA VOCE AUTOREVOLE

E le parole di Claire Williams tratteggiano bene come il problema di fondo sia l’assenza di una figura di leader, che dovrebbe incarnare il team principal e il responsabile tecnico: Patrick Head è tornato nei panni di consulente e supporta gli ingegneri in questa fase così difficile, ha molta esperienza ed è la persona alla quale danno davvero ascolto, i suoi consigli saranno preziosi. Per 42 anni abbiamo gestito il team con la nostra passione, adesso siamo in fondo alla griglia ma so che il ritorno alle posizioni che meritiamo è solo una questione di tempo”.