Il punto strappato all'ultimo istante grazie al giro veloce è, forse, l'unica cosa positiva che Leclerc può portarsi a casa da Baku.

Perché, analizzando l'andamento complessivo della sua gara, l'errore in Q2 pesa tantissimo. Senza il botto alla curva 8, Leclerc avrebbe potuto lottare per la pole e se fosse partito più avanti, forse, le Mercedes avrebbero avuto vita meno facile in gara.

Ma con i se, al massimo, si finisce quinti nonostante una grande gara... Che aumenta i rimpianti per quello che poteva essere e non è stato.

Il monegasco, per via delle gomme gialle, non è partito benissimo e dall'ottava piazzola si è ritrovato in pochi metri decimo. Ma una volta mandati in temperatura gli penumatici, Charles è stato autore di una rimonta pazzesca, arrivando al quarto posto dopo 10 giri e poi al primo sfruttando i pit stop di chi lo precedeva.

In Ferrari gli hanno allungato molto il tempo di permanenza in pista, per provare a fargli fare da tappo alle Mercedes e permettere a Vettel di recuperare. La sosta è arrivata al giro 34, forse troppo tardi, anche perché il quarto posto di Verstappen era irraggiungibile e le gomme rosse non hanno garantito la stessa prestazione delle medie.

Leclerc ha raccontato così la sua gara: “Il primo stint è stato buono. Dopo il pit stop mi hanno detto di non forzare e risparmiare le gomme per provare a fare il giro più veloce alla fine, visto che davanti erano troppo lontani. Cosa che siamo riusciti a fare dopo la seconda sosta”.

Il dubbio che resta al monegasco è che, anticipando il primo pit stop, avrebbe potuto ambire a una posizione finale migliore. “Non lo so – Ha proseguito - Il dubbio resta perché ho perso tempo con Lewis, Valtteri e Seb... Ci sarà stata una ragione dietro questa scelta, la capirò dopo”.

Con il GP di Barcellona tra due settimane, Leclerc preferisce pensare alle cose positive viste a Baku. “A causa del mio errore non abbiamo fatto la pole, che era nelle nostre mani. Le Mercedes in gara sono state molto forti, ma abbiamo dimostrato un buon passo. Abbiamo del lavoro da fare, ma non è una catastrofe”.