Quella di Silverstone è una pista significativa, per Daniel Ricciardo, perché il suo debutto in Formula 1 avvenne proprio qui, nel 2011 in sostituzione di Narain Karthikeyan sulla HRT. Lo ricorda anche lui in conferenza stampa del giovedì, quando gli si chiede un commento sul rinnovo di contratto, per ospitare il GP di Gran Bretagna, che gli organizzatori hanno appena annunciato: «Ne sono molto contento: è una bella pista, con un'atmosfera unica, e oltretutto 8 anni fa in questo weekend ho fatto il mio debutto in Formula 1 e quindi è un grande piacere anche a livello personale. Mi sono sempre divertito qui e mi sembra normale e giusto che il Gran Premio di Gran Bretagna sia disputato qui, perché è la "casa" del motorsport britannico».

Pensando al momento del debutto e soprattutto a questi 8 anni, Ricciardo aggiunge: «Sono stati divertenti e ricordo in modo vivido la conferenza stampa di quel GP. Ho rivisto anche delle foto, di recente, e sembravo un idiota, uno che aveva bisogno di un taglio di capelli che poi mi sono fatto. Però ero un po' sulla stessa barca di Antonio (Giovinazzi, presente anche lui alla conferenza stampa, proprio alla destra di Ricciardo, ndr): è stato un vortice di emozioni, però è fantastico vedere come riesci a superare tante situazioni e sentirti progressivamente sempre più a tuo agio. Sicuramente ho anche acquisito un pochino più di buon senso rispetto a 8 anni fa. Allora ero davvero stravolto da tutto. Avevo già molta fiducia in me stesso, però finché non ottieni i risultati che credi di poter ottenere, c'è sempre un pizzico di dubbio. Credo che la mia fiducia sia cresciuta di anno in anno, non mi sento ancora uno dei veterani, anche se ci sto arrivando, però mi sento ancora giovane, in forma, e bello», conclude scatenando la prima serie di risate tra i suoi colleghi piloti. Ripetendosi varie volte nel corso della conferenza, con battute "offrecord" con gli altri piloti, tanto che ad un certo punto fa anche scoppiare una risata irrefrenabile a Lando Norris per "un commento irripetibile in TV", come viene risposto ai curiosi.

Tornando ai giorni nostri, cosa si può dire dopo la gara "complicata" in Austria? «Sicuramente non è stata una gara divertente per noi – ammette Ricciardoe subito dopo abbiamo analizzato tutto in profondità, per cercare di capire perché non abbiamo avuto un buon passo in tutto il weekend. Abbiamo comunque imparato qualcosa: diciamo che abbiamo iniziato in modo sbagliato fin dal venerdì, pensando che fosse la strada giusta. Con il senno di poi abbiamo capito che non era così, soprattutto abbiamo capito di aver sbagliato a livello di assetto. Nulla di fondamentale: mi sarebbe piaciuto trovare una crepa nel telaio o qualcosa di simile per giustificare le scarse prestazioni, invece questa macchina deve semplicemente arrivare a un equilibrio perfetto per funzionare bene, e non siamo riusciti a trovarlo. È un peccato perché avevo ottenuto una certa fiducia nei miei mezzi e anche nella macchina, e in Austria tutto questo è venuto un po' a mancare. Ma è tutta una questione di assetto: avevamo preso una strada un po' diversa che in precedenza, cercheremo di riprendere quella direzione e tornare a ciò che conosciamo».

Ma come mai è così difficile riuscire a trovare questa zona ideale di sfruttamento della monoposto? «Eh, mi piacerebbe saperlo, onestamente. A volte sono contento di non essere un ingegnere perché penso che mi scoppierebbe la testa, con tutte quelle informazioni da gestire. Però a livello personale, come pilota che guida la macchina, so cosa mi piace e cosa no; quando una direzione presa si allontana da quello che mi piace è quella che poi porta problemi in frenata e cose di questo tipo. C'è sicuramente una condizione in cui mi sento più a mio agio e la macchina va meglio, ma le macchine da corsa sono fatte così e ormai sono 8 anni in F1 eppure ci sono ancora delle volte in cui mi gratto la testa perché non capisco. Però fa parte dell'emozione di guidare una F1, che quando fai tutto giusto e tutto è in armonia, hai una situazione fantastica».

Allora, vedendo quello che ha fatto Max Verstappen in Austria, dove ha vinto con la Red Bull, mentre lui con la Renault è ancora in cerca di una situazione ideale, Ricciardo ha qualche rimpianto per la scelta di cambiare team a fine 2018? «No, onestamente non ho rimpianti. Parte di me in realtà è stata piuttosto contenta per loro, anche perché è stata una gran bella gara. La Formula 1 ha dovuto superare parecchie critiche, per non usare una parola più dura, dopo la gara della Francia, ed è stato positivo per lo sport avere una gara così emozionante». A livello più personale, però, aggiunge: «Se torniamo allo stesso momento dell'anno scorso, comunque, avevamo già tre vittorie, mentre questa che hanno ottenuto in Austria è la prima della stagione. Chiaramente io sono molto più indietro, al momento, questo è indiscutibile, però me l'aspettavo. Ma se fossi rimasto alla Red Bull non credo che avrei potuto fare di più: certamente hanno appena vinto una gara, però sono ancora molto lontani dal titolo. Non è una frecciata nei loro confronti, è semplicemente la realtà. Non credo che avrei ottenuto risultati diversi da quelli che ho già ottenuto con loro, quindi da questo punto di vista non ho alcun rimpianto».

Ovvio però che allo stato attuale il team Renault non permetta risultati simili: «Chiaramente qui in Renault c'è ancora tantissimo lavoro da fare, ma allo stesso tempo è davvero appagante quando ottieni un risultato, e la gara a Montreal è stato uno di quei momenti. Anche se non è stato un risultato eccezionale in assoluto, però è stata la prima dopo 6-7 gare in cui siamo riusciti a non avere troppi alti e bassi, a non faticare così tanto. Nell'ultima gara non mi sono divertito a gareggiare per la 12esima posizione, ma speriamo che la battaglia sia sempre più serrata».