E se la Mercedes si giocasse il mondiale per colpa delle strategie? In questo inizio di mondiale 2017 la Ferrari ha vinto due gare su tre proprio grazie alle perfette scelte tattiche compiute in corsa mentre la Mercedes ha fatto cilecca, anzi proprio nelle chiamate ai box si è visto il loro punto debole. Anzi debolissimo.  

In Australia i tedeschi hanno richiamato Hamilton ai box troppo presto - e nel momento sbagliato! - facendolo ripartire dietro Verstappen che lo ha rallentato e gli ha condizionato la rimonta su Vettel. In Cina è stata la Ferrari che, con un capolavoro tattico, ha permesso a Vettel di guadagnare un enorme vantaggio sui rivali con la trovata di anticipare già al secondo giro la sosta per togliere le intermedie e mettere le slick sotto virtual safety car. E se non ci fosse stata l’imprevedibile incidente di Giovinazzi e conseguente vera safety car che ha congelato la corsa permettendo alla Mercedes di fare il pit stop a “costo zero”, le frecce d’Argento avrebbero perso ancora la testa.

In Bahrain il ricordo è ancora vivo: l’undercut di Vettel all’11° giro e i due giri di ripartenza record a gomme fresche hanno permesso al tedesco di compiere il sorpasso virtuale nonostante la successiva safety car. Tre strategie perfette su tre. In tutti e tre i casi il merito della vittoria è stato dovuto alla perfetta scelta dei tempi per la chiamata ai box. Certo, poi c’è anche la macchina che è “gentile sulle gomme” mentre la Mercedes a passo lungo degrada gli pneumatici, specialmente col pieno di benzina. Ma a mettere Vettel in condizione di scavalcare le Mercedes è stata la strategia coraggiosa della Ferrari. Rischiosa ma vincente.

La Ferrari 2017 in fatto di tattica per adesso non sta sbagliando un colpo. Al confronto, la Mercedes sembra incerta, lenta e pasticciona. Sbaglia la scelta dei tempi, perde tempo nella fase di arresto per le pistole inceppate (Hamilton e Bottas) e pasticcia a fare le pressioni delle gomme (Bottas). Tutti errori che nella F1 ipertecnologica di oggi non dovrebbero accadere.  Eppure non è che la Ferrari abbia un segreto speciale. I mezzi che Maranello usa sono gli stessi dei tedeschi.

Le strategie di gara sono la fase più delicata per una squadra F1. Vengono decise alla domenica mattina analizzando i dati del passo gara e del consumo gomme rilevati al venerdi; poi vengono ipotizzati vari scenari: piano A, piano B e così via. Se ne sceglie uno e in gara il team si tiene però pronta la possibilità di passare in corsa al piano alternativo a seconda della piega che prende la gara (posizione dopo la partenza, situazione consumo gomme, traffico in pista e così via).

Calcoli e simulazioni non li fanno soltanto i tecnici al muretto. Ma anche gli ingegneri nella strategy room. Si chiama così il locale in fabbrica dove in prova e in gara vengono simulate le strategie. Si tratta di un ambiente confortevole e climatizzato, che nei giorni del GP accoglie una quindicina di tecnici e ingegneri che non vanno in pista ma restano in fabbrica. Non aspettatevi niente di fantascientifico. È una normale stanza, piena però di postazioni di lavoro, monitor, computer e Tv e collegata via radio in diretta con il muretto box. Da lì, dalla tranquillità della strategy room, senza rombi di motori né folate di vento, gli ingegneri durante la gara ma anche prima, possono analizzare quello che sta succedendo in pista; simulare rapidamente ogni possibile scenario e dare una mano a distanza all’equipe sul muretto per elaborare e verificare la miglior strategia possibile da applicare in gara per confermare il piano A, passare al piano B, elaborare in fretta e furia un piano C e così via.  

La strategy room non è una novità. Esiste da una decina d’anni in F1, anzi la McLaren, che l’aveva inventata, all’inizio non la usava soltanto per fare calcoli. Ma anche per prove di guida vere e proprie. Tra un turno di prove e l’altro al venerdi o al sabato, mandava addirittura il suo pilota tester al simulatore della fabbrica a guidare per verificare al volo un set un diverso per applicarlo, se fosse stato efficace, sulla F1 in pista pochi minuti dopo. La strategy room però c’è a Maranello come a Brackley. Non è un’esclusiva. Allora perché la Mercedes ultimamente sbaglia così tanto le strategie? E perché pasticcia così tanto ai box? Un conto è una situazione imprevedibile, come la safety car improvvisa del 14° giro per cui Hamilton e Bottas decidono contemporaneamente un pit stop. E lì si sa che il secondo ci rimette per forza. Ma ritrovarsi con le pistole che s’inceppano? O con le pressioni di gonfiaggio sbagliate quando c’è tutto il tempo per verificarlo prima? Quello diventa anche un problema di organizzazione di lavoro. Qualsiasi team in F1 fa pratica di pit stop alla domenica mattina per sincronizzare i movimenti. E tutti i meccanici addetti al cambio gomma sono abituati a dare sempre una schiacciatina al pulsante delle pistole pneumatiche durante la gara per vedere se le pistole funzionano oppure no ed evitare imprevisti. È una precauzione abituale. Possibile che la Mercedes non lo faccia più?  

Peggio ancora la storia delle pressioni delle gomme. Sono l’elemento determinante per il comportamento dello pneumatico. Bastano pochi centesimi di Bar per fare una grande differenza (anche se in F1 si usa misurarla con la metrica inglese dei Psi). E tutti in F1 sanno che la pressione è legata alla temperatura; quindi, a seconda di quanto si scalda la gomma nella termocoperta, la pressione interna può salire o scendere. Come fa un team di primo piano come la Mercedes a sbagliarsi e montare al suo pilota una gomma a pressione sbagliata?  Qualcuno ipotizza che all’origine ci sia il cambio al vertice tecnico fra Paddy Lowe e James Allison. Ma non credo sia questa la causa. È vero, Allison è al debutto nel ruolo di direttore tecnico in Mercedes. Ma non spetta certo al d.t. far esercitare la squadra di meccanici al cambio gomme, né stilare le metodologie di comportamento al pit stop oppure insegnare la procedura corretta per scaldare a dovere le gomme nelle termocoperte perché si trovino alla giusta pressione. Sono incarichi che spettano al capomeccanico oppure al direttore operativo in pista. Per dire: in Ferrari non se ne occupa certo Binotto, ma Diego Ioverno. E così sarà in Mercedes. Quindi rimane una sola possibilità: questi errori sembrano la prova che la Mercedes s’è adagiata sugli allori. È troppo abituata a vincere senza lottare. Viene da tre anni di superiorità schiacciante, dove l’unico duello era fra il suo pilota n.44 e il suo pilota n.6. Che dovevano usare strategie rigorosamente uguali per evitare favoritismi.  

La Mercedes non è più abituata a soffrire; ha perso l’abitudine ad esaminare ogni possibile tattica di gara per inventarsi un sorpasso impossibile in pista; s’è dimenticata di come si effettua una marcatura strettissima sull’avversario per accorciare i tempi ai box e in pista di qualche centesimo e riuscire a mettergli le ruote davanti. Tanto in passato gli bastava scatenare i cavalli elettrici del suo V6 ibrido per riguadagnare il tempo eventualmente perso. Sembra aver disimparato le regole della tattica di corsa, sorvegliare l’avversario dietro per prevederne le mosse ed anticiparlo sul tempo. 

I loro piloti, specie Hamilton, sono abituati a far la guerra in pista in pista contro il cronometro ma il team ha perso l’abitudine della guerriglia tattica. La Ferrari inventa strategie creative e la Mercedes pare subirle senza parare il colpo. Hamilton è velocissimo, ma sa soltanto “macinare” giri record quando al squadra gli chiede di “fare il martello”. Non sa “leggere” la gara come sapevano fare Alonso o Vettel, e aspetta sempre un consiglio o un aiuto dai box. Quando mai è successo che Vettel ripartisse da un pit stop senza sapere prima quale mescola di gomme gli avrebbero montato?  La Ferrari se vuole giocarsi fino in fondo questo campionato deve sfruttare queste debolezze tattico-organizzative Mercedes prima che i tedeschi, che stupidi non sono, ci pongano riparo. E continuare a confonderli con strategie creative e imprevedibili. Vista la quasi equivalenza prestazionale fra W08 e SF70-H, il mondiale si vincerà approfittando degli sbagli altrui