38 millesimi. Un battito di ciglia. Perdere la pole position all’ultimissimo istante, a 90 secondi dalla fine, dopo averla tenuta stretta per tutta la qualifica, fa sicuramente rabbia. E questo giustifica la smorfia di Vettel a fine prove e il suo muso lungo. 

Il fatto è che il tedesco la pole nel piede sapeva di avercela davvero. E anzi, virtualmente l’avrebbe pure fatta perché se sommiamo i suoi migliori intertempi fra primo e secondo giro della Q3, scopriamo che il suo tempo complessivo sarebbe migliore della pole position di Bottas. Il problema è che Vettel non ha mai fatto i suoi parziali migliori nello stesso giro. 

Un dato di fatto è che Vettel ha guidato meglio nel primo giro della qualifica finale - concluso in 1’08”360 - che nel secondo passaggio, terminato in 1’08”418, cioé 58 millesimi peggio. Mentre Bottas nel 2° giro si è migliorato fino a 1’08”322 strappando la pole al ferrarista. 

Per capire dove Vettel ha perso la pole, bisogna comprendere come è fatta la pista di Interlagos. Come tutti i circuiti F1, viene divisa in tre settori per facilitare il cronometraggio. 

Il primo settore, o S1, va dal traguardo all’ingresso della “Curva do lago”, in fondo al rettifilo di uscita dei box. Sono circa 17 secondi di piena velocità interrotti solo dalla esse in discesa dopo il via intitolata a Senna e dalla violenta frenata che la precede dove conta prendersi dei rischi per staccare forte dai 340 km/h ai 100 km/h in cui si percorre la esse.

Il secondo settore S2 è quello più guidato: va dalla Curva do lago, passando per la “Ferradura” (il curvone a destra dove ha sbattuto Hamilton) e i due tornanti del “Pinerinho” e del “Bico de pato” fino alla discesa “Juncao”, la giunzione, che si chiama così perché qui la pista si reimmette nel vecchio tracciato in salita abbandonato dopo il 1989 (è il punto in cui si era clamorosamente “perso” Raikkonen alcuni anni fa infilandosi nella via di fuga che credeva ancora pista). È un tratto lungo: ci vogliono 34 secondi a percorrerlo e un’auto che soffre di sottosterzo qui va in crisi con tutte quelle curve strette e i numerosi cambi di direzione. Al contrario, una F1 agile qui è avvantaggiata. 

L’ultimo settore, l'S3, comprende tutto il tratto in salita in piena accelerazione che dalla “Juncao” porta al traguardo. In questi 16 secondi finali c’è una sola curva e conta soprattutto il motore e la Mercedes è sistematicamente favorita

Capita come è fatta la pista, possiamo analizzare meglio le prove nello specifico per capire in quale punto ha perso esattamente la pole Vettel. Lui nel dopogara l’ha spiegato bene: Alla prima curva. Ho frenato troppo presto nel mio secondo tentativo. Lì ho perso del tempo prezioso”. 

I cronologici dei tratti parziali dei giri di qualifica ci aiutano a capire meglio. E anche a decifrare le parole di Vettel. 

Per esempio, quando Seb dice: “Sono stato timido alla prima curva e ho frenato un po’ troppo presto”. Quanto ha perso esattamente? Ve lo diciamo noi: 69 millesimi. Tanta è la differenza tra il parziale del primo giro, dove ha guidato meglio, rispetto al secondo giro. Nel primo passaggio era transitato al primo intermedio in 17”370 contro 17”439 del secondo giro. Sono appunto 69 millesimi di differenza. Lasciati per strada in una frenata anticipata di qualche metro rispetto al passaggio ideale del giro precedente.

Anche nel secondo tratto intermedio Vettel è stato più lento nel suo 2° giro rispetto al primo, ma in questo caso di pochissimo: 42 millesimi. Calcolati però su un tratto di pista molto più lungo del precedente. Nel primo giro Vettel aveva coperto il Settore 2 in 34”680 contro i 34”722 del secondo giro. Una differenza minima.

Nel terzo intermedio, quello caratterizzato dalla lunga curva in salita verso sinistra, Vettel invece non aveva guidato perfettamente nel primo giro. Lo ha anche ammesso: Avevo avuto problemi al posteriore in quel punto nel primo giro e quindi sapevo che lì avrei potuto migliorarmi”. 

Forse aveva pattinato un po’ in accelerazione in uscita dalla prima delle tre semicurve o forse aveva intraversato leggermente la macchina in ingresso di curva, non si è capito bene. Fatto sta che Vettel pensava nel secondo tentativo di poter percorrere quel tratto più velocemente dei 16”310 che aveva segnato precedentemente. E infatti nel 2° giro ci è riuscito perché lì ha limato via 53 millesimi nel S3. Peccato che nel resto del giro avesse guidato peggio del primo passaggio lasciando per strada fino a quel punto 156 millesimi. Ne ha recuperati solo 53 nel finale. Non abbastanza. 

L’amara ironia è che se Vettel, nel suo secondo giro lanciato in Q3 avesse guidato nei primi due parziali come nel giro precedente, sì che avrebbe fatto la pole. La somma dei suoi migliori intermedi (17”370+34”680+16”257) dà un tempo finale “ideale” - vale a dire virtuale - di 1’08”307. Meglio dell’1’08”322 che è valso la pole a Bottas. Il disappunto è che il tempo non soltanto era alla sua portata, ma l’aveva davvero fatto. Purtroppo nel giro “sbagliato”.