Sottosterzo. L’unico rischio per la velocissima Ferrari nella prossima tappa in Cina si può riassumere con questa parola. La SF71H vincente di Melbourne e Bahrain ora deve affrontare il circuito di Shanghai che è un tracciato completamente diverso dagli altri due. Per capire il potenziale della Rossa sulla pista cinese bisogna analizzare i punti di forza e i pochissimi punti deboli emersi nelle prime due gare in Australia e Bahrain. E prevedere come la F71H si possa adattare al lungo tracciato cinese.

Shanghai è una pista molto particolare. Ha due rettifili lunghissimi, tra i più lunghi dell’intero mondiale: uno di 1200 metri e un altro (quello del traguardo) di 760 metri dove si superano abbondantemente i 320 km orari in almeno due punti. Però alla fine non è un tracciato dalle velocità medie molto elevate: circa 210 km/h di media. Per esempio, a Melbourne e Sakhir la media sul giro è più elevata. La velocità media in Cina invece è bassa nonostante i lunghissimi rettifili, perché ci sono tante, tantissime curve lente. Specie nel primo terzo del percorso. È questo aspetto che rende impegnativa la pista di Shanghai. C’è una serie di curve strettissime dopo il rettifilo di partenza che sono state disegnate così perché dall’alto, in pianta, il disegno del circuito doveva assumere la forma di un ideogramma cinese. Per cui dopo la prima frenata, il percorso gira su se stesso attorcigliandosi con una sequenza di tornanti e controcurve da prima marcia dove le F1 quasi si fermano tanto vanno piano.

È in questa porzione di pista che potrebbe manifestarsi l’unico vero problema per la Ferrari: il sottosterzo. Cioé la tendenza dell’auto ad allargare con l’avantreno la traiettorie e non seguire la linea ideale. In questo punto del circuito tutte le F1 manifestano una certa difficoltà a girare, ma la SF71H rischia di amplificare il problema. Perché? Per il semplice fatto che è l’unica caratteristica della Ferrari 2018 di cui Vettel si è lamentato a mezza voce dall’inizio dell’anno. L’ha spiegato bene anche in Bahrain, dopo la qualifica. Lui trova ancora qualche difficoltà nell’inserimento in curva. Cioé la delicata fase in cui il pilota frena violentemente, poi gira lo sterzo e inserisce la macchina in traiettoria cercando di “portare velocità” in curva, come si dice in gergo. Che vuol dire entrare molto veloci confidando nel carico aerodinamico delle ali davanti per tenere giù l’avantreno ed evitare sottosterzo. Vettel non ha ancora totale confidenza con l’inserimento della macchina in curva. La sente imprecisa, non si fida fino in fondo, per cui rallenta impercettibilmente in quella delicata fase.

Non è chiaro se il problema si manifesti di più nelle curve ad angolo retto, che erano frequenti in Bahrain, o in quelle che girano di più. Però il problema Vettel lo avverte e se ne lamenta, tanto che sia a Melbourne che Sakhir nel giro secco è stato solitamente più lento di Raikkonen di qualche centesimo (pole a parte dove Kimi ha sbagliato). A volte, come è successo in gara o nel giro della pole in Bahrain, con la sua aggressività ci mette una pezza. Poi quando la gomma è consumata il fenomeno è meno evidente perché si va più piano per gestire il degrado dello pneumatico. Ma in qualifica anche la più piccola imperfezione nella capacità di restare in traiettoria può far perdere centesimi preziosi e la pole. Seb, che è un pilota preciso, sente di non avere ancora perfettamente la SF71H in mano in quella situazione di inserimento in curva per guidarla come vorrebbe lui.

Non è un difetto cronico, sia ben chiaro. La SF71H è una F1 a passo più lungo della precedente Ferrari 2017, che aveva un telaio “corto”, era maneggevolissima e agile nel misto. È fisiologico che sia meno lineare della vecchia macchina “corta”. Magari Vettel ricorda la confidenza in entrata di curva che gli dava la vecchia SF70H e deve ancora trovare il limite perfetto con questa monoposto a passo allungato. Risolvere il problema non è impossibile: serve un lavoro di fine e delicata messa a punto di sospensioni e bilanciamento aerodinamico. Ma sono necessarie ore di guida e di esperimenti per ottimizzarla.

Questo del sottosterzo in ingresso curva nel tratto misto di Shanghai potrebbe essere un potenziale punto debole della Ferrari nel GP Cina, ma anche la Mercedes, che non sembra una monoposto così facile da mettere a punto, potrebbe soffrire dello stesso problema. Viceversa, in quel punto dovrebbe essere favoritissima l’agile Red Bull, che a parte la fragilità cronica, ha mostrato due doti positive: sviluppa tanta aderenza in curva grazie all’efficace aerodinamica e riesce a scaldare subito le gomme, per cui pensando che il tratto misto incriminato è proprio all’inizio del giro quando la gomma non è ancora in perfetta temperatura, Ricciardo e Verstappen in quella sequenza di tornanti e controcurve potrebbero guadagnare decimi preziosi.

Non dovrebbe esserci nessun rischio in velocità invece per la Ferrari. Il motore 062Evo di quest’anno appare tranquillamente all’altezza del Mercedes. Sia per potenza che per erogazione della coppia. La motricità della Ferrari in accelerazione fuori dalle curve è spaventosa, la velocità di punta della nuova aerodinamica è eccellente. mentre nel 2017 la Rossa era sistematicamente 8/10 km/h più lenta delle Mercedes, quest’anno è sullo stesso piano se non superiore in rettifilo. Basti pensare alla facilità con cui Vettel - anche se a gomme fresche - ha superato Hamilton sul rettifilo in Bahrain e la difficoltà che incontrava invece nel finale Bottas a prendere la scia della Ferrari. Quindi Vettel e Raikkonen, nel lungo rettifilo di Shanghai, non devono temere di subire sorpassi in scia o di perdere tempo prezioso. Rimane soltanto quel timore sul sottosterzo da risolvere...