Ha scelto il GP di Monza F1 Monza per presentarsi alla stampa a al mondo Louis Carey Camilleri, il nuovo amministratore delegato della Ferrari. L’uomo che eredita una delle cariche che deteneva Sergio Marchionne: quella di Ceo del Cavallino, ovvero il responsabile operativo della marca automobilistica. Il vero “motore” esecutivo dell’azienda. Sopra di lui c’è soltanto, a livello simbolico, la figura del presidente, che è il ruolo che si è ritagliato per sé John Elkann, nipote dell’avvocato Agnelli e azionista di riferimento della Ferrari. Il presidente però nelle aziende è una figura istituzionale di prestigio ma assai poco attiva. Il vero comando operativo spetta all’amministratore delegato: nel caso della Ferrari, quindi proprio a Louis Camilleri. Sarà lui a dire l’ultima parola sulla scelta del pilota Ferrari 2019, sul rinnovo di Raikkonen o sull’ingaggio di Leclerc, sulla fornitura del motore Ferrari a Sauber e Haas. E anche sulle future strategie industriali di Ferrari: le nuove supersportive, il Suv, la Dino, il lancio dei modelli ibridi. E così via. Ma in questo suo primo approccio pubblico nel nuovo ruolo di capo Ferrari, Camilleri ha scelto la strada della prudenza. E non si è lasciato andare a dichiarazioni roboanti.

«La Ferrari è una grande squadra, è un team coeso e concentrato. Ho rispetto per il loro lavoro e il mio augurio è uno soltanto: quello di continuare a vincere». Parole di incoraggiamento, ma anche un messaggio ben preciso detto con eleganza ma categorico: “continuare a vincere”. Vale a dire che non ci si deve adagiare sugli allori e nemmeno sbandare per la tragedia che ha colpito l’azienda 40 giorni fa con la scomparsa di Sergio Marchionne. Camilleri,63 anni di origini miste maltesi ed egiziane, ma che ha passato una buona parte della sua vita negli Stati Uniti, è un manager esperto e dev’essere certo un duro. Per forza, uno che è stato per otto anni presidente della Philip Morris, la multinazionale che oltre al tabacco è attiva anche nell’alimentare (la Kraft è sua), uno che si è battuto duramente per difendere l’immagine della sua azienda dalle cause contro il fumo, non può essere altrimenti. Ma al primo approccio mostra uno stile diverso da Marchionne. Tranquillo, pacato, basso profilo. Mentre Marchionne ringhiava, lui si limitava a sorridere.

Ma quello che tutti vogliono sapere è se Camilleri continuerà sulla strada tracciata dal suo predecessore o cambierà direzione. A Monza tutti aspettavano con ansia una parola o un cenno indiretto di conferma sulla permanenza di Raikkonen in Ferrari, le cui quotazioni sembrano in rialzo. Parola che non è giunta anzi il team si è guardato bene dal dare adito a qualsiasi supposizione. E il nuovo Ceo ha gettato acqua sul fuoco delle speculazioni. «Non abbiamo ancora preso una decisione», ha detto troncando sul nascere il discorso. Ha solo ammesso che le trattative con Liberty Media sul rinnovo del patto della Concordia soon a buon punto. «Ho fiducia che nel futuro potremo trovare un accordo che va bene per tutti - ha spiegato - perché abbiamo l’impresisone che il Dna esclusivo della Formula Uno resterà nel nuovo progetto che hanno in mente e con questi principi noi andiamo d’accordo». Ma non è certo un segreto, perché già Marchionne mesi fa aveva fatto capire di aver trovato sintonia e accordi con i promoter americani e aveva già rinfoderato al minaccia di lasciare la F.1 che aveva ventilato lo scorso anno.

Sui nodi in sospeso invece, come il rinnovo di Raikkonen o ingaggio di Leclerc al fianco di Vettel e la fornitura di motori a team satelliti, Camilleri si limita a parole vaghe. L’impressione è che la Ferrari si sia presa altro tempo per decidere che fare di Kimi. In attesa che il campionato volti con più decisione a suo favore.

Sbagliato però pensare che Camilleri sia una new entry assoluta in Formula Uno e a Maranello. Questo manager 63enne ha comandato per otto anni la Philip Morris, sponsor storico della Ferrari, e da tanti anni sedeva già nel consiglio di amministrazione del Cavallino. È venuto spesso alle corse F1, anche se, stando dall’altra parte della barricata - come rappresentante dello sponsor o consigliere del Cda Ferrari - la sua presenza era passata inosservata ai più. Ma conosce bene le problematiche della Ferrari e della Formula Uno, se non altro perché era l’uomo che ad ogni scadenza di contratto di sponsorizzazione era lui che aveva l’ultima parola per rinnovare la partnership e rimettere il logo Marlboro sulle Ferrari. «Conosco bene il valore di questa azienda e di questo brand unico che ha tifosi in tutto il mondo. È questa la vera esclusività della Ferrari. È un grande team e ho rispetto per loro».

Anche il suo rapporto con Marchionne era solido. «Conoscevo Sergio da dodici anni», racconta. I due si erano incrociati le cariche di consiglieri nei rispettivi consigli di amministrazione come succede spesso tra manager che si stimano: Camilleri da capo Philip Morris sedeva in quello Ferrari, Marchionne da presidente Ferrari, in quello Philip Morris. Quindi Camilleri non scopre certo la Ferrari oggi: era bene a conoscenza delle problematiche che vertevano attorno al Cavallino perché certe strategie venivano discusse collegialmente nei Cda. Ora Marchionne non c’è più e Camilleri dovrà raccoglierne l’eredità e il bastone di comando. «Sergio era davvero una persona speciale. Un uomo di grandi ambizioni. Mi manca».

Di sicuro sapeva le strategie che aveva in mente Marchionne. Il dubbio è se le attuerà allo stesso modo o deciderà una linea differente. I tifosi aspettano...