From zero to hero”, dice un motto ben conosciuto. Da zero a eroi. Ma il modo di dire può valere anche al contrario: da eroi a zero. E basta un attimo. Perché è sufficiente sbagliare le tempistiche e si perde tutto quanto si è costruito. È quello che è capitato a Vettel e alla Ferrari a Suzuka. Non è la prima volta che la Rossa compie un errore strategico. Ma giocarsi proprio la corsa decisiva sbagliando la tempistica della scelta delle gomme e mandare in pista il proprio pilota con le intermedie sull’asfalto asciutto è veramente un errore grave. Sia sportivo che tattico. Perché non è un infortunio, ma una scelta tattica ben deliberata e ragionata.

Vettel a denti stretti, a fine gara, ha difeso il team prendendosi metà della colpa: «Non conta chi fa la scelta della gomma da montare; l’abbiamo deciso tutti insieme. Io ero d’accordo. È stata una scelta condivisa. Poi si è visto che è stata una scelta sbagliata ma in quel momento fare il giro con le intermedie ci sembrava un rischio da prendere. Fosse arrivata la pioggia prima, saremmo stati noi gli eroi», ha spiegato il tedesco.

Ammirevole Vettel per come cerca di fare squadra anche nella cattiva sorte. Ma in realtà è lampante che il fattaccio di Suzuka sia stato un azzardo eccessivo del team. Perché anche l’altro pilota, Raikkonen, nello stesso istante, è stato mandato in pista con le intermedie con l’asfalto appena umido. Questa mossa fa capire chiaramente che si è trattato di un azzardo tattico degli strateghi del team. La pista era umida per la pioggerellina caduta fra Q2 e Q3, ma l’asfalto di Suzuka è molto abrasivo e si asciuga in fretta. Piloti e strateghi non possono non saperlo. Dovevano immaginare che nei tre minuti fra giro di lancio e giro veloce sarebbe diventato da slick, non da intermedie. Di solito in quei casi, per tenersi al riparo da ogni imprevisto, si manda fuori una macchina con le slick e una con le intermedie così si copre ogni tipo di scenario. Sia che asciughi, sia che scoppi un acquazzone.

Ma allora perché Maranello ha agito così avventatamente senza tenersi una via d’uscita alternativa? L’unica spiegazione è che la Ferrari ha voluto cercare il colpo grosso. Ha fatto una scommessa al buio. Sapeva che a Suzuka non avrebbe mai colto la prima fila perché la Mercedes era almeno 3 decimi più veloce a pari condizioni. E ha cercato l’azzardo. Gli strateghi di Maranello hanno pensato - e sperato - che l’asfalto in Q3 restasse umido un po’ più a lungo invece di asciugarsi in un baleno e che poi piovesse subito dopo. Per cui hanno fatto tentare subito ai piloti il giro con le intermedie. Se fosse piovuto quasi subito come speravano, le Mercedes avrebbero dovuto abortire il giro con le slick e tornare ai box. E anche rientrando a mettere le intermedie al giro successivo, Hamilton avrebbe poi trovato una pista troppo scivolosa per fare il tempo. E le Rosse si sarebbero trovate davanti.

Vettel poi ci ha messo del suo per peggiorare le cose. Mentre Raikkonen, rimesse le slick mentre stava già piovigginando, ha chiuso come poteva il giro a 1”7 di distacco dalla pole ma staccando un quarto posto senza perdere tutto sommato nulla (tanto la seconda fila era comunque il suo massimo obiettivo), Vettel ha compiuto pure un errore di guida. L’ennesimo. Come a Hockenheim. Sull’asfalto scivoloso con le slick ha fatto un “lungo” alla curva Spoon lasciando per strada 4 secondi e ottenendo solo il nono posto. Però a quel punto tutto era ormai già perso. Con così poca aderenza non avrebbe nemmeno fatto il tempo di Verstappen (staccato di 1”2 dalle Mercedes).

Un errore tira l’altro. Però l’errore tattico ai box pesa molto, ma molto di più della sbandata finale di Vettel. Perché è stato uno sbaglio “ragionato”, quindi anche più grave in quanto frutto di un ragionamento... mal ragionato. Che è molto preoccupante. Poi la situazione ha innervosito il pilota che sappiamo quanto sia propenso a sbagliare quando è sotto pressione.

Vero che Vettel ha buttato via nel corso della stagione qualcosa come una sessantina di preziosissimi punti fra tamponate, incidenti ed uscite di pista. Ma il giorno che faremo il conto degli errori che sono costati la sconfitta mondiale nel 2018, non prendiamocela esclusivamente col pilota. Ricordiamoci anche degli sbagli tattici della squadra - Suzuka non è certo l’unico - che a fine stagione peseranno non poco nel bilancio negativo finale.