TARRAGONA (SPAGNA). Era stato Sebastian Vettel, allora neoacquisto della scuderia, a posare la prima pietra del Ferrari Land, primo parco tematico del Cavallino in Europa. Un mattone proveniente da Maranello, a sottolineare che la paternità della colossale struttura eretta al fianco di Port Aventura è al 100% Ferrari. Sono trascorsi due anni e Seb non è potuto tornare per l’inaugurazione, volato in Cina per il secondo gran premio della stagione, ma a sostituirlo degnamente c’erano il vicepresidente Piero Ferrari e il collaudatore Marc Gené

“A mio padre sarebbe piaciuto, ai suoi tempi non c’erano questi parchi – ha detto dopo il taglio del nastro il figlio del Drake– E’ uno strumento in più per conoscere il mondo e il mito Ferrari”. E vicino all’ingresso c’è anche una ricostruzione del piccolo mondo antico modenese, con la facciata dell’officina di Alfredo Ferrari e della fabbrica di Maranello. 

Ma soprattutto ci sono le attrazioni a tema Formula 1, la cui punta di diamante è la Red Force, “montagne Rosse” alte 112 metri, capaci di sparare i passeggeri da 0 a 180 km/h in soli 5 secondi. Una salita da brividi con “accelerazione, velocità e forza G simili a quelle che si provano in Formula 1”, assicura Gené, oggi nel ruolo di collaudatore di rollercoaster. Poi ci sono le Thrill Towers, per una caduta libera ai limiti dell’infarto, ma anche attrazioni meno adrenaliniche. Come lo spazio riservato ai pit stop, dove sfidare gli amici a cambiare le gomme di una monoposto in un box di Formula 1, o i simulatori “che a parte per l’ergonomia sono uguali a quelli usati a Maranello” precisa Gené. 

Uno scintillante baraccone da 100 milioni di euro e 70 mila metri quadri per tutta la famiglia, dove oltre alle 11 attrazioni non mancano ristoranti, negozi e spettacoli rigorosamente a tema Ferrari. L’obiettivo è richiamare 5 milioni di visitatori all’anno e siccome è già un successo annunciato si sta progettando in Cina il terzo Ferrari Land. E l’Italia? “A Maranello e Modena abbiamo già due musei – conclude  Piero Ferrari – Ma se in un’altra parte d’Italia ci venisse offerta un’opportunità professionale come questa... perché no”.