Piquet e Lauda, Ickx e Hulme, Patrese e Reutemann. Poi De Angelis, Rindt, Hill. Tutti legati in qualche modo a Brabham Racing. A sir Jack e John Tauranac, alle iniziali che, dai primi anni Sessanta, sostituirono la sigla MRD con BT. Il conteggio si ferma a 60B, più una 61 mai scesa in pista. Era il 1992 e calava il sipario sulla storia da corsa della Brabham: 4 titoli iridati Piloti, due con Nelson Piquet, uno con Danny Hulme nel '67 e, storico, il successo del '66 di Jack Brabham: primo e unico a vincere un campionato con una monoposto che portava il suo nome. Mondiale Piloti e mondiale Marche, nel '66 e '67.

A quella storia rende omaggio Brabham BT62, che è opera prima della neonata divisione Automotive, diretta dal figlio David, già con un passato da corsa, Formula 1 e Le Mans. Ventiquattro partenze nella prima, 1990 su Brabham, 1994 sulla Simtek. Il trionfo con Gené e Wurz nel 2009 su Peugeot 908 a Le Mans. Alla 24 Ore, in futuro, vorrebbe riportare il marchio, che muove i primi passi a Londra, alla Australia House. In scena, BT62, supercar classica, fatta alla vecchia maniera, con un motore V8 5.4 litri aspirato, 710 cavalli, 667 Nm di coppia, nessun supporto ibrido e una massa di appena 972 kg. Di fatto, un prototipo, poiché non sarà possibile circolare su strada, ma esclusivamente in pista.

In 70 avranno la fortuna di poterlo fare, tante saranno le unità prodotte, ad Adelaide. Le prime 35 ripercorreranno le livree delle vetture vincenti nella storia della scuderia. Dal verde-oro dell'iridata BT19 del 1966, allo schema Martini della Brabham-Alfa Romeo del 1978. Prezzo: 1,1 milioni di euro. Più tasse e optional. Così, si entra nel club Brabham Automotive e si guadagna il diritto a partecipare al programma di sviluppo, per affinare le proprie capacità di guida, sfruttare al meglio le gomme slick Michelin su cerchi da 18, la frenata da corsa con un vero impianto con materiale d'attrito e dischi in fibra di carbonio, il carico aerodinamico di 1.200 kg, imparare a leggere i dati telemetrici raccolti dal sistema a bordo.

Immaginare un futuro, quale sviluppo inseguito da David Brabham per la casa, che porti a correre una 24 Ore di Le Mans, vedrebbe la Classe GTE quale naturale sbocco per un progetto che potrebbe muovere proprio dalla BT62 per arrivare a correre accanto a Ferrari e Porsche, Ford e Corvette, Aston Martin e BMW.

Al momento, un sogno. La concretezza della supercar, invece, è tutta nella realizzazione in fibra di carbonio – telaio e carrozzeria -, nello schema sospensivo pushrod, nel cambio sequenziale Holinger, nella ripartizione dei pesi 41:59 tra i due assi, con pilota a bordo. Entro fine anno le prime consegne.