Con un finale di gara incredibile, condizionato dall'improvviso arrivo della pioggia, grazie a Mies-De Phillippi-Winkelhock-Van der Linde Audi ha fatto sua la 45° edizione della 24 Ore del Nurburgring, al termine di una corsa tiratissima, decisa solo all'inizio dell'ultimo giro, con l'entrata tardiva ai box della gemella R8 di Muller-Fassler-Frijns-Rast in quel momento in testa. La pioggia ha quindi reso ciò che spettava all'equipaggio del Team Land, sempre al comando fin dalla seconda ora e scesi in terza posizione a poco più di un'ora dal termine, a causa di un rallentamento dovuto a problemi elettrici.

Ma a 20 minuti dal termine, durante l’ultimo pit stop, dagli uomini del muretto è arrivata in extremis la decisione di montare gomme scolpite, confidando che la pioggia in arrivo avrebbe presto bagnato tutto il tracciato, rendendo le condizioni dell’asfalto impossibili con le slick. Cosa di cui si sono resi conto solo in seguito in casa BMW, con la M6 del Rowe che ha tentato di arrivare in fondo senza montare le rain, raggiunta e superata nel corso del penultimo giro. Una lungimiranza che ha fatto la differenza a pochi minuti dal termine, portando ad un trionfo meritato la R8 #29, in testa per oltre 22 ore di corsa.

Audi, Bmw, Mercedes e Porsche erano arrivate a piene forze nel Eifel, rappresentate da team di riferimento e con piloti ufficiali provenienti da Wec, Dtm e Blancpain. E non mancavano nemmeno gli incursori stranieri, come le tre Bentley del Team Abt, oltre alle Lamborghini Huracan e Ferrari 488 schierate da Konrad e Rinaldi, unici esemplari di vetture italiane al via. Ben presto si è capito quanto le R8 fossero superiori, forti di un B.o.P. benevolo e della scelta last minute di utilizzare gomme Dunlop, più performanti delle Michelin nelle condizioni di caldo estivo in cui si è corso. 

Le Bmw M6, con in particolare quella del Rowe sempre più efficace rispetto alle Schnitzer, sono state le uniche avversarie in grado di contrastare le Gt3 di Ingolstadt e dopo appena 4 ore la gara aveva già svelato i valori in campo, con ben quattro Audi al comando separate dalla sola M6 #98. A metà della gara le Audi in testa si sono poi ridotte a due in seguito a gli incidenti di Muller e Moller Madsen, con la R8 di Mies-De Phillippi-Winkelhock-Van der Linde sempre al comando. Alle otto del mattino il distacco sulla sorella del WRT era oltre il minuto, mentre le M6 di Farfus-Lynn-Da Costa-Scheider e di Palttala-Catsburg-Sims-Westbrook seguivano a quattro, con la 488 e la Mercedes Htp di Mortara nello stesso giro dei leader.

Nel contempo le Porsche Manthey andavano incontro ad una disfatta totale: sulla n°12 Matteo Cairoli è riuscito a completare  un solo turno di guida, dopo che il suo compagno Jaminet aveva riportato ai box la vettura già al termine del primo giro per la rottura di una candela (con ben 35 minuti persi per la sostituzione..!). Il colpo di grazia è poi arrivato dopo poco più di 4 ore, quando è andato K.O. il servosterzo, mentre mezz'ora prima si era dovuta ritirare la 911 affidata a Dumas-Makowiecki-Pilet-Lietz, in seguito ad un incidente avuto dal Campione del Mondo LmP1. Guai meccanici anche per la n°59, con sette giri persi ai box, in un weekend difficile per il team di casa al Ring, solo in parte salvato dal secondo posto in classe Sp-X ottenuto dalla Cayman di Hennerici-Kern-Breuer-Oberheim. 

La Ferrari 488 del Rinaldi Racing ha tenuto alti i colori del Cavallino chiudendo in settima posizione assoluta, impostando una corsa fatta di stint allungati fino a 9 giri. Un contatto nelle prime fasi con una Porsche ne ha inizialmente rallentato il passo, tornato poi buono solo a tratti. Il suo il giro più veloce della gara in 8'19"315, quasi tre secondi migliore rispetto a quello della R8 vincitrice, è la dimostrazione della notevole competitività della Gt3 di Maranello, trovatasi a lottare da sola contro i colossi tedeschi. Peggio è andata alla Lamborghini Huracan del Konrad, uscita di scena dopo 15 giri vittima di un principio d'incendio con Marco Mapelli in quel momento al volante.