Per via di un BoP sfavorevole, le Ferrari non erano considerate tra le favorite in gara a Le Mans, tra le vetture GT. Del resto all'inizio si mettono in evidenza l'Aston Martin n.95 di Thiim-Sorensen-Turner, la Ford n.67 di Tincknell-Priaulx-Bomarito, la Porsche n.92 di Estre-Christensen-Vanthoor, la Porsche n.93 di Tandy-Pilet-Bamber e soprattutto la Corvette n.63 di Garcia-Magnussen-Rockenfeller. La lotta è di altissimo livello, tanto da tenere alto l'interesse dell'intera gara, e riesce ad inserirsi anche Gimmi Bruni (in equipaggio con Lietz e Makowiecki sulla Porsche n.91).

La competitività porta però anche ad alcune sviste: violazioni in Full Course Yellow puniscono tra gli altri la Porsche 63 mentre era seconda con Pilet. Ma con il passare del tempo si fa notare il passo e il recupero della Ferrari n.51 con PierGuidi-Calado-Serra, con il brasiliano altrettanto veloce dei compagni. Le macchine sono sempre molto vicine, ci sono anche incidenti pesanti non solo nelle retrovie, e Sorensen sbatte a Indianapolis dopo Lynn (Aston 97) alle curve Porsche, mentre la Corvette n.64 di Fassler (con Gavin e Milner) era finita distrutta dopo un contatto con la Porsche di Hoshino.

Mentre è al comando con Estre, la Porsche n.92 incontra problemi allo scarico poco dopo metà gara, che la tengono ferma parecchio ai box per rimediare a tutti i danni circostanti. La lotta resta tra Corvette 63 e Ferrari 51, ma alla 21esima ora Magnussen viene fatto sostare sotto safety car, solo che poi trova semaforo rosso a fine pitlane. Inoltre al restart Magnussen, per gomme fredde e impazienza, finisce in testacoda con piccola toccata alle barriere, scendendo 7°.

A questo punto, Alessandro Pier Guidi, James Calado e Daniel Serra si "accontentano" di gestire la situazione - peraltro nessuna sbavatura da inizio a fine gara - portando così a uno strepitoso successo la Ferrari 488 di AF Corse in una lotta che ha visto coinvolte quasi tutte le marche presenti, come ai "tempi d'oro" delle GT.

LA FORD NON PASSA LE VERIFICHE TRA GLI AM

Nella classe GTE Am parte fortissimo il nostro Matteo Cairoli, sulla Porsche n.88 del Dempsey condivisa con Roda e Hoshino. Purtroppo nel suo turno il gentleman giapponese commette diversi errori (oltre al citato incidente con Fassler) tanto che dopo poco decide di ritirarsi, lasciando a piedi il team perché manca troppo tempo per poter completare la gara in due.

Davanti ritroviamo così la Porsche n.77 di Campbell-Ried-Andlauer e la Ferrari n.54 di Fisichella-Castellacci-Flohr, fino al testacoda di Francesco che alla quinta ora si insabbia nelle curve Porsche. A un terzo di gara comincia però a mettersi in luce la Ford n.85 di Bleekemolen-Keating-Fraga nonché, tra le Porsche, la n.56 di Lindsey-Bergmeister-Perfetti.

La situazione resta stabile così per parecchio, fino alla 23esima ora, quando Keating riparte da un pit-stop facendo pattinare le gomme: ciò gli fa guadagnare uno stop&go che riporta sotto la Porsche 56, in quel momento guidata da Bergmeister, che però non riesce a ridurre il distacco. Così i primi a tagliare il traguardo sono Ben Keating, Jeroen Bleekemolen e Felipe Fraga con la Ford GT del Keating Motorsport. Che però non passa le verifiche tecniche dopogara: 0,1 litri di eccesso di capacità del serbatoio si aggiungono a un rifornimento troppo rapido, e così la vittoria passa a Jorg Bergmeister, Patrick Lindsey ed Egidio Perfetti nonché al Team Project 1.