UYUNI (ARGENTINA) -  Marco Pastorino, 50 anni, è storicamente l'italiano con maggior responsabilità gestionale alla Dakar, con 11 edizioni alle spalle, il poker di trionfi dell'era Mini e la direzione sportiva del team X-raid a nobilitarne la presenza.

È quindi lui l'uomo giusto per spiegare il senso e le problematiche della Dakar 2017, più insidiosa che mai non solo per i capricci del meteo (che hanno costretto gli organizzatori a cancellare anche lo stage 9), ma anche per le volute difficoltà di orientamento che seguono modalità tutte da scoprire e che è interessante far conoscere in modo semplice anche ai non addetti ai lavori. "Sì, posso confermare che quest'anno il fattore umano conta moltissimo. E mi riferisco al fondamentale momento della navigazione. Certo, come noto, tutti hanno il Gps che però in questo caso si comporta come una bussola, indicando i punti cardinali ma lasciando la scelta della direzione da seguire all'uomo. Al quale spetta trovare di volta in volta il way point ossia il giusto approdo intermedio che poi porta al successivo. Da questo punto di vista molti rimarranno sorpresi, ma la Dakar in realtà altro non è che un'enorme, immensa gimcana".

E le particolarità che rendono speciale e più difficile l'edizione 2017? "Ci sono dei way point facilmente raggiungibili, come ad esempio i Security. In questo caso i concorrenti entrano in un cerchio virtuale ampio di segnalazioni che sono aiuti agevolati. Tracce che conducono in genere senza problemi al punto cercato. Ció avviene in presenza di parti di tracciato delicate o pericolose, come puó essere la presenza in loco di un oleodotto".

E poi? "Poi abbiamo il way point classico, che si apre quando il concorrente entra nel raggio di 800 metri dal punto che deve raggiungere e fin qui le sorprese non ci sono, ma attenzione alla terza tipologia di way point: il cosiddetto way point control o a bersaglio. Quello introdotto da quest'anno. In pratica il way point control non si apre, non ti aiuta, non ti conduce per mano negli ultimi metri ma lo scopri solo quando ci sei sopra. Ecco perché vengono definiti ciechi: se li becchi, fanno un bip ma non si aprono mai. E poi mantengono pochissime tracce che permettono di tornare indietro, in caso d'errore. E, se saltati, portano a penalità molto, molto salate. In poche parole - sottolinea Pastorino - in questa Dakar, comunque vada, conta molto di più l'uomo, anzi, gli uomini e con essi l'affiatamento ottimale dell'equipaggio al mezzo".

La conclusione di Marco Pastorino non offre spazio a dubbi: "In questo momento non possiamo sapere il nome di chi vincerà la Dakar, ma in base alle considerazioni e alle dinamiche che ho spiegato qui, siamo tutti in grado di capire quanto è facile perdere l'edizione di quest'anno se si cade nelle nuove trappole di navigazione".