Singapore due giorni dopo. Posso dirlo? Ogni volta che ripenso a questo gran casino al via, per associazione mentale mi torna in mente di continuo un aneddoto che vede protagonista l’immenso Carletto Mazzone nel corso di una partita della Roma stagione 1994-95, quando l’allora allenatore giallorosso - scorgendo il proprio terzino Amedeo Carboni in posizione un po’ troppo avanzata - lo invita a tornare sui suoi passi con le seguenti parole: 

Mazzone: “Amedeo”

Carboni: “Sì, mister?”

Mazzone: “Quante partite hai fatto in serie A?”

Carboni: “350, mister”

Mazzone: “E quanti gol?”

Carboni: “4, mister”

Mazzone: “Ecco, allora vorrei proprio sape’ ’ndo cazzo è che vai!”.

Detto questo, torniamo a quei concitati attimi del via di Singapore.

Chiariamoci: Vettel  ha fatto l’avvio spregiudicato alla Schumi, con trasversale intimidatoria verso Verstappen che non s’è intimidato manco per niente. Quanto a Raikkonen, non ha provocato il crash, che è il tipico casino multiplo al via, sul quale si può parlare e magari si parlerà per anni, anche se non serve a nulla. 

Più semplicemente il mio ragionamento è diverso: Kimi nel Gp di Singapore aveva il delicatissimo e vitale colpito di assistman, non doveva tentar di fare la partenza della vita o atti d’eroismo prendendosi rischi folli ma solo cercare di coprire e chiudere su Hamilton, vedi Ungheria.

Invece subito dopo il via il finnico si mette in condizioni di realizzare esattamente il contrario. Sembra la partenza più da cuore in gola della sua vita. Per di più sul bagnato.

Morale della favola dopo pochi decimi di secondo dallo spegnimento dei semafori si ritrova con la prima curva a sinistra, l’asfalto fradicio e il compagno di squadra, il capitano Seb Vettel, a destra.

Editoriale del Direttore: un cazzotto che piega le ginocchia

Non si entra lì, è un rischio enorme, devastante.

Ripeto, folle per un gregario dichiarato, con un mondiale in ballo. Questo al di là di qualsiasi approccio da perizia post-sinistro.

E difatti...

La verità è che non sempre una fase cruciale di gara è scomponibile con il rigore e l’analiticità asettica dell’indagine para-assicurativa. Sulle strade di tutti i giorni c’è sempre chi ha ragione e chi ha torto. Col concorso di colpa che, nei casi più dubbi, divide i torti e aggiusta tutto.

Nelle corse no

Nelle gare può ben succedere che il poleman preimposti la prima curva come meglio crede - il primo non ha dovere di dare la precedenza a nessuno, neanche se il secondo ha lampeggiante e sirena accesi -, e come gli spetta da sacrosanto diritto, il secondo si adegui ma finisca col toccarsi col terzo che intanto s’è legittimamente infilato a vita persa tra lui e il muro.

Nessuno dei tre ha fatto cose da arresto ma il risultato è che finiscono tutti fuori corsa dopo pochi metri. Riga, ciao. E le competizioni non sono un giallo, in cui se c’è delitto c’è pure l’assassino.

No, la faccenda è più complessa e il maggior responsabile va individuato sul piano logico e motivazionale.

Dai, la pista-Verstappen è troppo ovvia, troppo semplice e troppo sterile. Chiaro, lui è l’imputato-prodigio, in questa storia. Il colpevole prefabbricato, lo pseudo-mostro da sbattere in prima pagina, perché è spregiudicato per come guida, come ragiona e come parla, fa comodo e aggiusta le cose ma, attenzione: Max alla prima curva di Singapore non aveva un cavolo di niente da perdere e s’è comportato di conseguenza, alla come va-va. Tanto, alla peggio, piangeranno gli altri. E difatti è andata esattamente così.

La domanda è semplice: perché mai Raikkonen s’è incaponito a piazzare la partenza giusta, il via della vita, nel Gran Premio sbagliato?

Strategicamente, Kimi Raikkonen non doveva mai e poi mai essere lì. 

Al di là della tattica, del target immediato, la Ferrari ha ancora due mondiali in ballo e se c’era una sola cosa da evitare come la peste era quella d’andarsi a infilare volontariamente in situazioni d’innesco di reazioni a catena catastrofiche. Esattamente ciò che ha fatto Kimi Raikkonen, purtroppo.

Poi ciascuno la pensi come crede, stavolta c’è spazio per tante tonalità di grigio, ma, paradossalmente, con una sola Ferrari al via del Gp di Singapore, ora Vettel sarebbe di nuovo in testa al mondiale.

Non c’è niente da fare, mi torna in mente Carletto Mazzone.

Kimi, quanti punti hai fatto quest’anno? Centotrentotto? 

Quanti ne ha Vettel? Duecentotrentacinque? 

Da quanti anni è che non vinci più un Gran Premio? Quattro e mezzo? 

Perché corri ancora in Formula Uno con la Ferrari? Perche devi dare una mano a Vettel, vero?

E allora, vorrei proprio sape’ ’ndo...

Dai, fermiamoci qui, un vero ferrarista e un amante profondo della F.1 a uno come Kimi Raikkonen non riuscirà mai a voler male, ci mancherebbe.

Amici come prima, quindi, e pensiamo al prossimo Gran Premio, il 1° ottobre in Malesia.

Buon divertimento.