Se c’è una bella chiave con la quale aprire la serratura ben oliata di questo 2018, è il messaggio di sportiva versatilità che arriva dalla Dakar, fino a lambire le prove di preparazione alla prossima edizione della 24 Ore di Daytona. A voler trovare un filo rosso comune che unisce sul piano dei valori i due momenti rombanti, esso è riassumibile con una parola dal fascino antico e quasi desueto: eclettismo.

L’eclettismo di piloti senza età e dalla passione senza confini come, per citarne due su tutti, Seb Loeb e Carlos Sainz Sr, che dalla carriera più non potrebbero chiedere, eppure continuano a inseguire la sfida tra mappe, sabbie e saltoni, all’interno di vicende agonistiche personali che sconfinano nella legenda. Eppure la disciplina e la classica diversa dal loro storico punto di specializzazione esercitano un appeal non rimandabile, con Loeb, in particolare, che sta sempre più dimostrando d’essere l’uomo ovunque. Capace d’eccellere o comunque di provare praticamente in tutte le discipline dell’automobilismo da corsa, senza escludere la F.1 dalla quale, presumibilmente, ai tempi dei test con Toro Rosso, non è stato corteggiato e invitato con abbastanza entuasiasmo, sennò chissà.

Ma qui ciò che conta è sottolineare proprio che quest’anno nuovo parte con un bel segnale che coinvolge anche Daytona, dove nei test hanno girato insieme al vecchio Fernando Alonso anche due giovani virgulti quali il già lanciato Lance Stroll e l’astro nascente Lando Norris.

Stupendi anche i risvolti che emergono da queste presenze: da una parte il vecchio campione della F.1 sempre più innamorato di classicissime da mettere nel suo palmarés - stavolta sarà difficile davvero, perché la sua Ligier non va quanto le Cadillac favorite -, , ma anche rapito dal richiamo di esperienze diverse e meno asettiche da quella del Circus, ormai più remunerativa che saporita.

Quanto a Stroll e Norris, bravi davvero. Il canadese della Williams ha già saggiato la 24 Ore statunitense e la considera una specie di utile sgambatura invernale, mentre il britannico baby tester del giro McLaren non snobba l’endurance e ci si tuffa perché tutto fa brodo, all’interno di una bella carriera in divenire. Già, i ricchi ma tutt’altro che viziati Stroll e Norris. Anche due all’opposto di Loeb, Sainz padre e Alonso.

I vecchi e i giovani uniti in questo inizio 2018 a ricordarci che il fascino vero del’automobilismo sta anche nel saperlo affrontare e gustare tutto, dai rally ai raid, alla F.1, passando per i deserti, l’endurance e i prototipi. Come si pensava e come si faceva un tempo. Quando, giustamente, un campione era un uomo capace e chiamato a vincere ovunque e a correre ogni domenica.

Certo, forse i tempi eroici di Vic Elford, capace di vincere in un breve lasso di tempo rally internazionali, classiche endurance e di fare la sua dignitosa figura nei Gp, non torneranno mai più, eppure lo stupendo bengala nel cielo che stanno lanciando vecchi e giovani talenti in questo presente, ha un che di poetico, nostalgico e coraggioso. E ci ricorda l’importanza e la nobiltà del pilota alla Michel Vaillant, l’asso dei fumetti che in realtà era l’emblema di un automobilismo a 360° che nei decenni d’oro ha rappresentato il fiore all’occhiello per i campioni più amati, quelli in carne e ossa.

Con Graham Hill su tutti, re dalla triplice corona. Sì, un secolo fa. Eppure certi istinti meravigliosi si stanno sempre più svegliando. La tirannia dell’idea che il pilota di F.1 debba fare solo il pilota di F.1, per giunta tirandosela mica poco, fortunatamente sta sempre più incrinandosi. E vedere Lance, Nando e Lando inseguire le Cadillac a Daytona come se non ci fosse un domani, è un gran bel modo per dare inizio a questa intensa, nuova stagione di Motorsport.