Che poi le storie d’altri tempi esistono ancora. Basta solo avere modo e voglia di scovarle e gustarle tra appassionati di vero Motorsport, che non ne possono più di gare finte, sorpassi di plastica, livelli di sicurezza da spa (con la minuscola, quindi non Francorchamps, ma da centro benessere) e vicende mosce, grigine e pericolosamente uguali l’una all’altra. Ebbene, quella recente di Sebastien Bourdais non lo è affatto. Perché gli occhialini da vista e l’aspetto timido e cortese nascondono un cuore grande e un palmo di pelo sullo stomaco.

Francese, 39anni, 27 Gp in F.1 tra il 2008 e il 2009 su Toro Rosso con due settimi posti come migliori risultati, il Seb originario di Le Mans e figlio d’arte, 4 volte al top della Champ Car in Usa dal 2004 al 2007 con Newman-Haas, lo scorso anno a Indy, mentre le attenzioni di tutti erano giustamente puntate su Alonso, è stato vittima in prova di un crash terrificante.

Era accaduto di sabato, il 20 maggio, mentre Seb appariva nettamente il più veloce in pista - stava girando ormai da due tornate bello costante a 231 miglia orarie di media (oltre 370 all’ora) - finendo col perdere il controllo della sua Dallara alla curva 2 e schiantandosi in un agghiacciante impatto frontale contro le barriere a più di 330 all’ora, con tanto di ribaltamento e successivo principio d’incendio. Risultato sconfortante per il pilota: fratture multiple al bacino e all’anca destra. Nella notte Seb era stato operato d’urgenza all’Indiana University Methodist Hospital.

E qui inizia l’incredibile. Il giorno successivo all'intervento, appena sveglio, Seb dice al suo team manager Dale Coyne di tenersi pronto, perché intende fare il suo ritorno in gara in occasione della prova finale della serie, a Sonoma. Tempo pochi giorni e il francese è già in piedi e si ripresenta stampellato, dimagrito, pallidissimo ma sorridente a Indianapolis, anche se per almeno cinque settimane non può far forza sulla gamba destra, quella più offesa nel crash.

Lui dice secco: «Fino a pochi giorni fa non avevo idea di cosa fosse il dolore, mentre nelle cinque ore e mezzo successive all’impatto col muro ho imparato molte cose, della vita». Abbastanza cose per mantere i suoi propositi e così tante da rivelarsi addirittura molto più forte. Seb in realtà torna prima di Sonoma, perché è già in gara a Gateway il 26 agosto, incredibilmente tre mesi dopo l’incidente, e per non farsi mancare niente corre anche sul terribile Watkins Glen. Quindi a Sonoma, che diventa la terza corsa del come-back 2017, è ottimo nono, a sancire il suo re-ingresso purgatoriale ma felice in top ten. E nella più americana delle resurrezioni agonistiche, ieri, nell’apertura della Indycar 2018, Bourdais attacca alla grande per tutta la corsa nel drappello di testa, approfittando di un contatto nel finale tra Wickens e Rossi che si stanno giocando la gara: così riesce a cogliere l’attimo, andando a prendersi la più commovente, inattesa e sorprendente delle vittorie. In fondo per Dale Coyne a St.Petersburg lui aveva vinto anche l’anno scorso...

Così Seb, alla soglia dei 40 anni, dimostra di aver superato il più spaventoso degli incidenti con capacità di recupero - sia sul piano fisico che su quello psicologico - assolutamente prodigiose. E adesso non gli resta che puntare al colpo grosso, avendo nel mirino quella Indy 500 che in carriera gli è sempre sfuggita. Questo, ora, sembra chiedergli la sua storia, ripartita dopo l’apocalisse di Indy 2017 quasi facendo un semplice spegni-riaccendi, in un’anima che però appartiene a un uomo, mica all’hard disk di un computer. Un quasi 40enne, un pilota, un campione che in questi mesi ha dimostrato d’avere nerbo, palle, capacità di soffrire e classe più di chiunque altro, percorrendo a piedi scalzi i carboni ardenti e trovando l’uscita nobile dal suo inferno personale. Tanto che quella parola diventata in un attimo crudele il suo incubo più deprimente torna a rassomigliare a un sogno possibile e a essere la sfida più bella per il futuro non lontano: Indianapolis. Comunque vada, sei stato e sarai grande. Tieni giù il piede e provaci ancora, Seb.