Niente da fare per Alex Caffi e Paolo Barilla, i due valenti ex piloti di F.1 italiani in lizza nel Gp Historique di Monaco, disputato domenica scorsa. Toccate e uscite nel piovoso finale hanno tolto dalla lotta per le prime posizioni nelle rispettive corse Alex con l’Ensign N176 di Ronnie Kessel e Paolo con la sua ormai celeberrima Ferrari 312B, protagonista dell’omonimo e acclamato docu-film.

Il Grand Prix Serie F (per vetture costruite dal 1973 al 1973) ha così visto la vittoria dello specialista britannico Michael Lyons, su McLaren M26, mentre lo stesso Caffi, dopo essere stato in lotta per confermare il successo della precedente edizione, all a fine è stato classificato 14esimo a 4 giri, a seguito della pur lieve toccata dopo un testacoda alla chicane. L’altro italiano Piero Lottini, su Surtees Ts19 del 1976, è giunto invece buon decimo, dopo una gara regolare.



Nella competizione di Serie E (F.1 dal 1966 al 1972) Paolo Barilla con la 312B - quinto in prova, quinto anche in gara all’ottavo giro dei dodici su cui si è svolta la corsa, per un totale di circa venti minuti di competizione e quinto pure nella lista dei giri più veloci -, a tre quarti della distanza, causa una toccatina con un doppiato, ha finito anzitempo la sua partecipazione, nella quale se non altro è riuscito a inanellare un chilometraggio ben superiore a quello di due anni fa, quando s’era fermato quasi subito, con la pompa della benzina kappaò.



Quanto all’atmosfera del Gp, lo stesso Barilla ha commentato: «Qualcosa sta cambiando, nel Gp di Monaco storico, sta arrivando gente molto forte. Ormai i collezionisti mettono in macchina piloti in gamba, provenienti dalle monoposto o dalle Gt, quindi lo spirito non è più lo stesso - spiega -: per esempio la March 711 ex Peterson che doveva guidare Eje Elgh è stata portata in gara da Bjorn Wirdheim, 37enne svedese al top in F.3000 nel 2003, tester della Jaguar F.1 e poi pilota di Champ Car. E la vecchia Brm P153 la guidava lo spagnolo Andy Soucek, tester Virgin in F.1 e pilota Gt».

Proprio lo svedese Wirdheim ha vinto la gara di Serie E, mentre quella delle monoposto più recenti, la Serie G (F.1 costruite dal 1977 al 1980) ha visto il successo dell’ex pilota di F.3 Martin O’Connell, sulla stessa Ats D4 del 1980 con la quale si era aggiudicato gara 2 nel Fia Master Historic di Imola.



Bravissimo l’italiano Manfredo Rossi di Montelera, giunto gran sesto in Serie G con la sua stupenda Lotus 80 del 1979 e buon ottavo in Serie E, con la Tecno pa123-3 del 1972. L’altro italiano in gara (tenendo conto delle tre categorie più potenti e recenti), Bruno Ferrari su March 701 del 1970, si è piazzato dodicesimo, preceduto di una posizione dal progettista della Red Bull di F.1, il leggendario Adrian Newey, al volante della sua amatissima Lotus 48B del 1969.

Tribune gremite, entusiasmo delle grandi occasioni e presenza ai box di molti ex piloti di F.1 tra i quali, oltre ai già citati Caffi e Barilla, Thierry Boutsen, Piero Martini, Riccardo Patrese, Emanuele Pirro, Mark Blundell, John Watson, Jacky Ickx, Derek Bell, Mika Hakkinen e Karun Chandhok, con la promenade dei box vivacizzata anche da Bernie Ecclestone, Piero Ferrari (nella foto), Gordon Murray e Marco Piccinini. Più storico e di stile di così…