Boh, da un sacco di tempo leggo in giro che la Ferrari SF71H viene considerata nettamente la miglior macchina del mondiale 2018, ma i conti sinceramente non mi tornano. Cioè, motivi per ritenere qualcosa del genere ce ne sono e ce ne sono stati, ma non sempre e, francamente, non ora. Non più.

Quindi, non va assolto Seb, altroché, e non va assolto con formula piena neppure il muretto, perché chi va per mare imbarca acqua, sbagliare a volte è umano, Arrivabene & C. gara per gara non hanno né possono avere il dono dell’infallibilità, eccetera eccetera. Claro que sì. Tuttavia per una volta vorrei andare ben oltre e stilare un’analisi differente e incentrata proprio sul rendimento specifico della monoposto, visto che la serataccia di Singapore si presta a una spiegazione più approfondita e interessante dei soliti luoghi comuni.

Sì, d’accordo, la Ferrari SF71H è la migliore degli ultimi dieci anni e una gran macchina. Però, siete davvero sicuri che sia la migliore del mondiale 2018 sempre e comunque?

Ad analizzare i risultati comparati tra top team per tipologie di circuito, sembrerebbe proprio di no. Infatti sui tre tracciati più lenti e tortuosi del campionato, ossia Montecarlo, Hungaroring e Singapore, la Rossa esce con zero pole position e zero vittorie: soltanto un po’ di champagne di consolazione da podio e una mitragliata di punti persi. In concreto, 17 dei 40 che separano Hamilton da Vettel sono stati smarriti proprio sui due toboga nelle ultime quattro gare: quasi la metà del danno. Già, strano, ma incontrovertibilmente vero. E anche paradossale, perché si tratta di un verdetto esattamente opposto a quello dello scorso anno, che vedeva la Rossa decisamente al top su piste come Montecarlo e Hungaroring. Per come è andata al via (un dramma) lasciamo stare Singapore 2017, ma, patatrac a parte, le cose potevano filare alla grandissima anche lì.

Quindi la Rossa che quest’anno svernicia tutti sul Kemmel verso Les Combes, va a vincere sulla tostissima e velocissima Spa e poi fa cinema volando in qualifica a Monza - in un Gp peraltro poi rovinato per errori umanissimi - è meravigliosamente sugli scudi nelle parti più vorticosamente autostradali del mondiale, mentre, attenzione, paga, dati alla mano, pegno sui budelli più incistati. In altre parole, anche ribadendo il discorso che la SF71H è la monoposto top, bisogna andarci un pochino più cauti nei giudizi, perché è mediamente vero, ma non assolutamente.

Sì, rispetto a quella dello scorso anno che era una monoposto tale da rappresentare lo stato dell’arte su piste iperlente, quella 2018, annunciata fin dall’inizio a passo allungato, ora fa faville sulle piste alzo zero, denunciando fatica laddove il layout è ben più sinuoso. Quindi, anche in termini di confronto tra efficienza Ferrari e quella Mercedes, varrebbe la pena di non sbandierare superiorità Rosse fin troppo scontate.

Dire che a oggi nelle gare 2018 fin qui disputate la Rossa aveva in mano una macchina ultravincente sempre e comunque, a questo punto non sarebbe né vero né corretto.

A Montecarlo quest’anno ha vinto - e non certo demeritando - la Red Bull del poleman Ricciardo, mentre in Ungheria a Singapore Hamilton e la Mercedes hanno fatto il pieno, con Lewis al top anche in qualifica, oltre che in corsa. Di certo quando a inizio stagione si parlava di una W09 dotata rispetto alla consorella di passo accorciato e per questo motivo di più agilità e velocità a centro curva, non s’andava, riscontri alla mano, troppo lontani dal vero.

Tutto questo per dire che la stessa Ferrari, stante tale analisi, si trova concettualmente a giocare guardinga anche nella prossima pista cittadina e (specie nell’ultimo settore) dalle pieghe quasi intestinali - per la verità a parte l’iconica curva 3, a raggio costante -, ossia Sochi, la cui gara è prevista il 30 settembre. Così quello russo rischia d’essere un altro tracciato nel quale potrebbe rivelarsi non del tutto facile sfruttare le caratteristiche migliori della comunque riuscitissima e oggettivamente ultravalida SF71H. E sarebbe ora di cominciare a sostenere che la W09 è tutt’altro che la macchina tecnicamente surclassata che certi pur comprensibili entusiasmi di mezza estate volevano far credere... Anzi.

Paradossalmente la Mercedes 2018 ha gli stessi meriti della Ferrari 2017, più i suoi. Che sono e restano tanti, con Lewis alla guida.