A Barcellona si sono appena riaccesi i motori e sarà il caso di puntualizzare un aspetto piuttosto importante. È vero, la Ferrari ha iniziato alla grande le prove di svezzamento, con una Sf90 subito in grado d’imporre un gran passo. Di lato, la Mercedes tiene un basso profilo, macina chilometri e non stuipsce affatto nei tempi, tanto che ora dopo ora cresce l’hype e sale la bolla a chi sogna finalmente un mondiale ipercombattuto dal primo all’ultimo momento.

Però sarà anche il caso di puntualizzare un paio di dati di fatto, a sgomberare il campo da affascinanti fantasie. Punto primo, dall’ultima gara della stagione precedente a oggi, di cose in Formula Uno ne sono cambiate realmente poche. Nessuna rivoluzione regolamentare, solo ritocchini non radicali all’aerodinamica anteriore e posteriore, tali da variare equilibri di carico in modo tutt’altro che squassante.

Punto secondo, se ci sono buoni segnali di una crescita Ferrari, di converso non ve ne sono di comprovati circa una presunta crisi Mercedes. Semplicemente la squadra di Brackley/Brixworth sta portando avanti un programma suo con target e programmi sostanzialmente diversi e alternativi rispetto a quelli della Rossa targata Mattia Binotto.

Quindi, cautela, calma e gesso. Tanto per cominciare, qualsiasi fosse il risultato finale dei test, i veri messaggi si lanciano al primo weekend iridato e sotto la bandiera a scacchi, il resto è roba per acchiappare click, l’equivalente al dell’imbonitore che ammicca “venghiono, siore e siori, venghino” laddove circo e circus funzionano più o meno allo stesso modo. Senza nulla togliere alla Ferrari che a sua volta ha evitato sensazionalismi e giri matti, badando a fare stupendamente il suo lavoro.

E allora? W10 deludente? Progetto sul quale già intervenire? Direzioni sbagliate? 

Boh. E perché mai? Se la F.1 in cinque mesi è restata praticamente la stessa, cosa potrebbe aver mandato in confusione il team Mercedes? La risposta è semplice: niente. 

Al di là delle cautele paransiogene delle prime dichiarazioni di Bottas, la squadra in realtà è quella di sempre. Tetragona, fortissima e terrificante nel potenziale. Talmente sicura di se stessa da muoversi senza fretta e coi suoi tempi, come una belva che si sta svegliando lentamente con sbadigli e stiracchiamenti perfino accentuati. 

Nel frattempo Hamilton si dice certo d’essere più forte che mai e Toto Wolff butta là che la Ferrari ora ha in squadra un Leclerc prima o poi futuro iridato, accanto a un Vettel quattro volte campione del mondo, definendo la cosa un “Luxury problem”, ossia uno di quei guai che si rischiano d’avere quando le cose vanno fin troppo di lusso e in casa c’è grasso che cola in sovrabbondanza. 

In poche parole, con stile, tanta misura e sottovoce, come piace fare a lui, il timoniere di Mercedes Gp ha lanciato quello che nell’avanspettacolo dei bei tempi che furono veniva definito il gatto morto sul palcoscenico della concorrenza. Questo sì che è un fatto.

E, altroché, Wolff non lascerà nulla d’intentato per carpire il titolo Piloti e quello Costruttori di quest’anno perché significherebbe battere e spazzare via il record della Ferrari dell’era Schumi-Montezemolo.

Ma lasciamo stare l’epocale e torniamo al quotidiano. 

La verità sottacqua è semplice e chiara. La Ferrari sta rinascendo, mentre la Mercedes resta vivissima.

E la morale è la stessa ma per ragioni diverse da quelle che si nutrono di sensazionalismi: sarà una stagione dalle premesse stupende. 

Quindi, certo, già tutti pronti per Melbourne. Venghino, siore e siori, come no, ma sappiate che la Ferrari ha iniziato benone e che la Mercedes, altro che storie, zitta zitta, sta benissimo.