E allora, cosa pensare di Mick Schumacher, col senno di poi, dopo il duplice test in Bahrain al volante sia della Ferrari di F.1 che dell’Alfa Romeo C38? 

La scorsa settimana il ragazzo ha fatto segnare il settimo tempo complessivo con la Rossa su ventitré soggetti in pista, esattamente il 2 aprile, e il giorno dopo l’ottavo al volante della monoposto del Quadrifioglio, segnando un crono di 1’29”976 con la prima e di 1’29’998 con la seconda, mentre il miglior tempo complessivo, indicativamente, l’ha stabilito George Russell, il baby del vivaio Mercedes  - oltre che titolare Wiliams e campione in carica della F.2 - al volante della W10, l’ultimo giorno con un limite di 1’29”029.

Giusto per darvi dei riferimenti, la pole nel weekend del Gp l’aveva fatta segnare Leclerc in 1’27”866, mentre l’ultimo tempo Kubica su Williams in 1’31”799.

Le cifre

Con la Ferrari Schumi jr nei test ha inanellato in tutto 56 giri, mentre con l’Alfa Romeo 70 tornate complessive. Considerando che la gara iridata si era disputata sulla distanza di 57 giri, il ragazzo in pratica ha disputato due Gran Premi e una Fp session, in tutto.

In pratica simulando a tutti gli effetti una situazione di qualificazione, usando, per far segnare i rispettivi ragguagli cronometrici, le gomme più tenere e performanti, vale a dire le Pirelli C5.

In altre parole, stavolta ha fatto sul serio rispetto a fine agosto 2017, quando lo stesso Mick era sceso in pista per una nostalgica e commovente passerella sulla magica pista di Spa con la stessa Benetton B194 con cui papà Michael aveva vinto il suo primo titolo Mondiale nel 1994 e un casco che a metà aveva i colori suoi e a metà quelli paterni d’allora.

Quella foto simbolo

No, stavolta, in Bahrain a rappresentare la famiglia, il nodo in gola e la storia infinita e stupenda degli Schumi con le corse c’era mamma Corinna. Presto ritratta dal bravissimo fotografo Jerry Andre in un’immagine ricca di poetico pathos - che la vede dal muretto seguire il baby sfrecciante in Ferrari -, subito diventata iconica e virale sul web.

Va bene. Detto e premesso tutto ciò, come esce Mick Schumacher dalla settimana bahrenita che lo ha visto debuttare in F.2 e percorrere i primi veri giri al volante di (addirittura) due F.1 moderne?

Esce decisamente bene. In gara ottavo e sesto in F.2, rispettivamente nella Feature e nella Sprint, dopo che in quest’ultima era scattato dalla pole sistemica, avviandosi regolare e procedendo al suo passo, consistente e senza sbavature. Stesso discorso poi al volante delle monoposto di F.1.

Il bilancio

Passo buono, approccio graduale, errori zero, chilometri preziosissimi, niente di negativo da segnalare, esperienza accumulata tanta.

Morale della favola, sono stati giorni in cui Mick correva grandi rischi di commettere errori marchiani dati dall’immensa pressione mediatica - ben diversa da quando padroneggiava anche magistralmente i soli 220 cavalli di una F.3 -, ma di sbagli il baby proprio non ne ha fatti.

Quindi di certo ha intelligenza, buon senso e consistenza caratteriale, visto che all’inizio è ben più facile strafare che fare.

Punto due, il ragazzo è capace, perché ha dimostrato subito di partire da una base interessante, valida e migliorabile nell’arco di un cammino maturante, non breve e appena iniziato.

Quindi, due cose: bravo a lui, ma calma per tutti.

L’epopea di Mick nel prime time è ancora lungi dal venire. 

A oggi non ha fatto né troppo bene né troppo male, compiendo una prodezza psicologica non indifferente, che consiste nell’aver evitato d’infiammarsi e fare overdrive. Cioè d’esaltarsi e piazzare casini, tirando una F.2 o una F.1 contro le barriere.

Bilancio positivo

Complimenti, quindi, doppiamente. Per questo - e naturalmente in omaggio al mito di Michael -, Autosprint in edicola da oggi regala ai lettori un poster di Mick su Ferrari Sf90. E adesso, però, facciamo una cosa molto carina e altrettanto dovuta: lasciamolo in pace.

Diamogli la possibilità di costruirsi passo passo all’interno di un calendario fitto, di un programma intenso e di una tabella di marcia progressiva e adatta alla sua curva d’apprendimento congetturata di concerto da Prema e Ferrari Driver Academy. 

Poi vedremo.

E sarebbe bello che Mick vivesse in un cono di penombra fresca e discreta questo periodo fondamentale così come, tutto sommato, lo visse suo padre, arrivando in F.1 a Spa con la Jordan nel 191 per un’uscita one off nel Gp del Belgio 1991 senza che nessuno esigesse sfracelli da lui, reduce dall’endurance e da una puntata oscura in F.3000 giapponese.

Un auspicio di buon senso

Ecco, per una volta, l’essere trattato esattamente come il predestinato Michael all’inizio di quel weekend rivelatosi poi magico, ossia la possibilità d’essere sulle prime quasi ignorato, sarebbe e sarà il regalo più bello che è possibile immaginare, per Mick. Ma anche assai difficile da ipotizzare.

In bocca al lupo di tutto cuore, M. Schumacher 2.