Serve un buon risultato, rosicchiare punti a Hamilton anziché accumulare ulteriore ritardo. Serve una vittoria: l’ideale, nel Gran Premio del Giappone. A Sebastian Vettel e alla Ferrari serve ribadire la competitività dimostrata a Singapore e Sepang. Non solo, andrà finalizzata, per non risolversi in una bella azione costruita magistralmente che, però, sfuma davanti alla porta. Serve il gol, altrimenti la trasferta asiatica rischia di trasformarsi nel tramonto delle speranze di titolo. Il paese del Sol Levante arriva nel momento giusto.

Al giovedì di Suzuka la fiducia sulla possibilità di farcela ancora è viva: «Credo che abbiamo ancora un’opportunità e voglio essere sicuro di usarla. E’ chiaro che dovremo fare del nostro meglio», dice Seb.

Dalla sua ha una statistica invidiabile, costruita in era Red Bull: quattro pole, quattro vittorie, 191 giri in testa. Il circuito è quello preferito, buono per dimostrare quanto sostenuto dopo l’Ungheria: che in un’ipotetica Silverstone-bis la competitività Ferrari sarebbe stata ben altra. Suzuka si presta quale banco di prova per supportare quelle affermazioni: «Negli ultimi due anni qui in Giappone non siamo stati abbastanza competitivi, ma quest’anno potrebbe essere diverso. Credo che tutto possa succedere, ma sono convinto che qui abbiamo un buon pacchetto. Ci sono ancora cinque gare in campionato e siamo rimasti indietro in classifica: il risultato finale dipenderà anche da quello che faranno i nostri avversari».

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E dipenderà dal ripetersi o meno dei cedimenti sofferti in Malesia, in merito ai quali Vettel aggiunge: «Abbiamo analizzato i problemi che abbiamo avuto sulle nostre macchine e penso che sia abbastanza chiara la situazione, ma il processo è ancora in atto al fine di avere un quadro completo di quanto accaduto. Siamo contenti, intanto, di sapere che il cambio dovrebbe essere a posto, dopo l’incidente avuto a Sepang durante il giro di rientro».

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