A registrare le reazioni di Mercedes e Renault prima, di Sergio Marchionne poi, il quadro prospettato da Liberty Media e dalla FIA sulle power unit 2021 è destinato a subire non poche trasformazioni, se vorrà incontrare il favore dei principali motoristi impegnati oggi in Formula 1. La presa di posizione del presidente della Ferrari è chiara: una Formula 1 snaturata nelle proprie caratteristiche non interessa al Cavallino rampante.

Si discute di motori ma anche di scelte cruciali sul fronte dei costi e dei limiti che la proprietà vuole imporre, un budget cap tra i 150 e 200 milioni di dollari. Già dal prossimo Strategy Group, in programma martedì 7 novembre, i team principal discuteranno i correttivi da apportare alla proposta Liberty Media. Sergio Marchionne, a margine della presentazione dei risultati trimestrali Ferrari agli investitori, ha commentato: «Liberty ha un paio di buone intenzioni, tra cui la riduzione dei costi di gestione per i team, che ritengo positiva. Ci sono alcune cose sulle quali non siamo necessariamente d’accordo. Una è legata in qualche modo al fatto che l’unicità del powertrain non sarà uno dei fattori distintivi dei partecipanti, qualcosa che io non tollererò in futuro.

Adesso sembriamo in disaccordo sullo sviluppo strategico, vediamo lo sport prendere un’altra strada nel 2021 e questo obbligherà Ferrari a prendere delle decisioni».

Ingessare ulteriormente le power unit, imponendo vincoli al dimensionamento del turbo, alla progettazione del motore termico, agli ingombri, abolire il motogeneratore legato al turbocompressore: un livellamento al ribasso tecnologico che non è un caso venga criticato dagli attuali motoristi. In prospettiva si richiedono nuovi investimenti per superare l’attuale power unit per ottenere un appiattimento delle soluzioni al quale nessuna casa costruttrice può essere interessata: «Comprendo che Liberty possa aver messo in conto le decisioni dei costruttori nel produrre la propria visione, credo che debba essere assolutamente chiaro come, finché non troveremo una serie di circostanze che siano favorevoli alla salvaguardia del brand e del mercato, e al rafforzamento della posizione unica della Ferrari, allora la Ferrari non parteciperà.

Questo ha una serie di implicazioni, oltre al sollievo dei costi dalla struttura, che non è irrilevante. Apre un insieme di alternative su cosa la Ferrari potrebbe fare andando verso e oltre il 2021».

Al momento è un manifestare l’insoddisfazione su una visione, parole molto nette che, insieme alle riserve di Mercedes e Renault, faranno da sfondo alla prima riunione dello Strategy Group. Sull’incontro di martedì prossimo, Marchionne aggiunge: «Ci andremo con le migliori intenzioni, vedremo dove ci porterà. Parteciperò a quest’incontro strategico perché è importantantissimo. So che la Formula 1 è parte del DNA Ferrari dalla sua nascita e non possiamo definirci in modo diverso. Ma se cambiamo l’ambientazione al punto da renderla irriconoscibile, non voglio più giocarci. Non voglio giocare a una Nascar globale».

Liberty Media e la FIA hanno fissato in 12 mesi il tempo utile per discutere dei correttivi alla proposta di power unit 2021, prima di aprire la strada allo sviluppo dei nuovi motori. Mesi di trattative e compromessi, nei quali barattare caratteristiche tecniche con altri aspetti commerciali. Marchionne ha aggiunto come, qualora Ferrari dovesse riconsiderare il proprio impegno in Formula 1, lavorerebbe a una soluzione alternativa e più razionale per il Cavallino rampante e, viste le ricadute finanziarie sul bilancio di un potenziale addio alla Formula 1, «il board festeggerebbe fino alle calende greche. Le implicazioni finanziarie di una scelta errata adesso per il futuro sono molto rilevanti per Ferrari».