Prime sensazioni di Endurance per Fernando Alonso. Con le forme e le caratteristiche della Toyota TS050 Hybrid di LMP1 e della Ligier JS P217 LMP2. Diversissime, come un altro mondo ha trovato rispetto alla Formula 1. Parla dopo i test in Bahrain con Toyota e Aragon con United Autosport, in vista di Daytona: «Sono stati test ottimi, con grandi sensazioni. Mi trovo dietro un volante praticamente ogni settimana, con macchine diverse. Ho potuto testare macchine con tecnologie che non abbiamo in Formula 1, le quattro ruote motrici, il controllo di trazione, poi ci sono cose più frustranti, come la gestione del consumo di carburante. Testare in Spagna la macchina per Daytona è stato ancora diverso, più grezza e semplice. Sono pronto per il prossimo inverno, non avrò troppo tempo libero».

Giura che non ha ancora preso una decisione su Le Mans. Correrà un giorno, non sa ancora se sarà già nel 2018. La visione delle corse dalla prospettiva della durata obbliga a un approccio completamente diverso, non solo nella guida. «E’ un ambiente del tutto diverso, anzitutto sei seduto in una posizione diversa e devi adattarti e scendere a compromessi con l’altro pilota che condivide l’abitacolo con te. Non hai tutto perfettamente ritagliato sulle tue esigenze, come in Formula 1. Devi condividere l’assetto e se anche vuoi cambiare la macchina per renderla più veloce, non puoi se non aiuta sulla distanza di gara. Lo stile di guida è probabilmente più attento ai consumi e alla maggior efficienza», racconta.

Dice di aver bisogno di più sessioni di prova per adattarsi, consapevole però dell’essere completo forse più di ogni altro pilota in griglia in Formula 1, oggi: «Credi in te stesso e di poterti adattare rapidamente a ogni cosa, penso sia stato uno dei miei punti di forza, sono piuttosto bravo in ogni scenario ed ero pronto a cimentarmi in diverse serie e competere contro i migliori in ognuna, imparare ogni specifico stile di guida, raccogliendo i buoni consigli».  

L’Endurance, tra la certezza di Daytona a gennaio e l’alta probabilità di Le Mans a giugno, rappresenta il futuro, insieme al legame McLaren-Renault dal quale si aspetta altri risultati e soddisfazioni che non quelle avute da Honda. Gli chiedono cosa porterà con sé dei tre anni trascorsi in un inferno tecnico fatto di rotture e mancanza di prestazioni: «Credo sia il giusto tempismo per cambiare. A livello personale avevo parecchie aspettative dal progetto McLaren-Honda e per questo motivo sono passato da Ferrari a McLaren. Non abbiamo ottenuto i risultati che ci aspettavamo, credo fosse il momento giusto per cambiare.

Non so quale sia il ricordo migliore; dal punto di vista delle prestazioni e delle gare è difficile scegliere, non ci sono mai state le prestazioni, anche quando sono arrivato quinto a Montecarlo nel 2016. Quel che posso prendere da questi tre anni è stato l’impegno, lo spirito nel team, è stata la prima volta che con prestazioni così negative la domenica, il team ha mantenuto lo stesso impegno per produrre l’aggiornamento successivo, nessuno ha mai gettato la spugna ed è l’aspetto che mi terrò per più tempo».

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La curiosità, adesso, è nel capire cosa potrà fare con un motore Renault in macchina: «Unirsi alla Renault è fonte di grande ottimismo, la power unit manca ancora qualcosa in termini di prestazione, ma Red Bull lotta per il podio e per la vittoria, sono molto ottimista. Mi sento a casa nel tornare con Renault, quella che considero una seconda famiglia». 

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