In comune hanno l'impegno richiesto in particolare alle gomme posteriori e un fondo molto sporco. Per il ridotto utilizzo dell'Albert Park, pista semipermanente, per la geografia che lo vuole nel bel mezzo del deserto, il circuito di Sakhir. E se nel primo caso l'evoluzione costante del week end è proporzionale al numero di giri e al gommarsi della traiettoria, in Bahrain il fattore vento può rendere più problematico questo processo di miglioramento.

La patina di sabbia che si deposita in pista e le elevate temperature dell'asfalto generano degrado termico, ancora una volta la lente d'ingrandimento finisce sull'asse posteriore. Le mescole selezionate copiano le scelte di un anno fa, sebbene con il generale ammorbidimento che contraddistingue l'offerta Pirelli 2018: medie, Soft e Supersoft protagoniste.

L'attesa è di un gran premio più vivace nell'azione diretta, le opportunità di sorpasso non mancano e le opzioni strategiche dovrebbero essere più ampie di quanto non registrato in Australia. Due pit-stop rappresentano lo scenario dal quale partire per impostare i 57 giri di gara, proiezioni da certificare dopo le libere 2, l'unica sessione davvero significativa per leggere il comportamento della monoposto sul passo gara e sul giro secco, giacché le temperature di libere 1 e libere 3 sono di gran lunga più alte rispetto all'orario di partenza del Gran Premio del Bahrain e dell'assegnazione della pole.

Si corre in notturna, vuol dire assistere a un progressivo calo della temperatura dell'asfalto, dai 35° C del via ai 28° C, valore minimo rilevato un anno fa. E' un fondo che offre elevati livelli di aderenza, salvo gli scenari di sabbia in pista, e un livello di abrasione massimo. Nella scala Pirelli, le gomme subiscono uno stress ritenuto medio, così come lo sono le forze laterali, trasferimenti di carico trasversale concentrati nel secondo settore, nel quale maggior peso ha l'efficienza aerodinamica, insieme all'equilibrio della monoposto, vista la presenza della difficile staccata in appoggio che inserisce nel lento tornante prima del rettilineo alle spalle dei box.

Per andar forte in Bahrain è richiesto un carico aerodinamico medio-basso. Non è possibile barattare eccessivamente la prestazione sul dritto, vista la presenza di quattro allunghi da oltre 300 km/h. Al contempo, il carico aerodinamico alto risulta vantaggioso nel settore centrale della pista e in frenata, per offrire stabilità nei punti di staccata al termine dei rettilinei. Un gran motore consente di adottare un'incidenza alare maggiore senza risentire troppo in velocità massima.

«La gara in Bahrain propone sfide molto diverse rispetto all’Australia, anche se entrambi i tracciati sono stop-and-go, dove contano molto i carichi longitudinali e i pneumatici posteriori sono i più sollecitati. La strategia dovrebbe essere su più soste, a causa dell’asfalto abrasivo, del degrado termico e della gamma 2018 più morbida rispetto al 2017, quando sul circuito di Sakhir si è vista un’ampia varietà di tattiche», spiega Mario Isola. Pirelli che avvierà in Bahrain il programma Hot Laps, ovvero, la possibilità per alcuni ospiti di essere accanto ai piloti di Formula 1 sulle supercar stradali di McLaren e di Aston Martin, gommate Pirelli P Zero, e provare l'ebbrezza di un giro veloce.

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«La temperatura dell'asfalto si abbassa notevolmente nel corso del Gran Premio: ciò significa che i team devono ancora più del solito raccogliere il maggior numero di dati possibili durante le sessioni di prove più rappresentative per le condizioni che troveranno poi in gara», aggiunge Isola, tracciando le sfide salienti del week end. I valori minimi imposti sulle pressioni delle gomme sono di 21 psi all'avantreno e 19 psi al retrotreno, rispettivamente con un camber massimo di -3,75 gradi e -2,00 gradi.

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