È possibile coltivare ambizioni di titolo mondiale e, al tempo stesso, accettare di correre i 21 gran premi superando il limite regolamentare delle tre power unit per stagione? Secondo Helmut Marko, sì. Red Bull confida nei progressi che Honda sarà in grado di portare in pista nel 2019, soprattutto in termini di potenza espressa, sviluppi che andranno a valere i numeri di Ferrari e Mercedes, anche in qualifica. 

Previsioni e ambizioni elevatissime, visto il livello del confronto. Marko commenta con il supporto delle simulazioni condotte al banco, alle quali si sostituirà la realtà della pista, i dati del GPS dai test di Barcellona, con il confronto diretto tra i quattro motoristi dopo un inverno di lavoro.

“Abbiamo in programma la lotta per il titolo nel 2019. Ci aspettiamo di impiegare 5 motori nel corso del campionato e, se programmati con lungimiranza, il danno che subisci è piccolo. É più importante avere le prestazioni”, commenta Marko ad auto motor und sport.

Riconosce un deficit di affidabilità difficile da colmare, che per essere neutralizzato negli effetti avrà bisogno di un clamoroso incremento delle prestazioni da parte di Honda, in grado di rivaleggiare con Ferrari e Mercedes alla pari o quasi.

C’è la convinzione, nell’ambiente Red Bull, che un motore con un gap di potenza di circa 20 cavalli possa rappresentare una differenza recuperabile sul versante del telaio. Nelle considerazioni di Marko, poi, la prospettiva di margini inferiori di miglioramento disponibili a Maranello e Brixworth in ragione del già altissimo livello raggiunto dalle power unit 2018 rispetto a quanto potrà fare Honda.

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Miglioramento che arriverà con una vera modalità qualifica, quel boost ricevuto da Renault nel 2018 ma non sufficiente per ottenere i progressi alla portata di Ferrari e Mercedes. Quanto vale una mappatura estrema per la Q3? Honda dovrà essere in grado di apportare fino a 4 decimi di tempo sul giro con una mappatura estrema, che incida il meno possibile sull’affidabilità del motore.

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