Scelte, forme, soluzioni, che arrivano alla sintesi della presentazione dopo mesi di lavoro. In Mercedes come altrove. Dati raccolti in pista e obiettivi da centrare, che confluiscono nella progettazione della nuova monoposto. La W10 EQ Power+ si scoprirà il 13 febbraio prossimo, andrà in pista per l’abituale shakedown e sarà la prima verifica del lavoro dei tecnici.

Se, un anno fa, James Allison, dt di Mercedes, raccontava la novità dell’Halo, pochi chilogrammi di titanio sufficienti a rivoluzionare la progettazione del telaio e in grado di sorreggere la pressione di un bus double-decker, con il countdown che porterà all’anteprima della W10 ripercorre il percorso del (lungo) sviluppo vissuto dalla monoposto.

Una nuova macchina, in realtà, inizia molto prima di quanto non pensi la gente, alla W10 si è iniziato a lavorare negli ultimi mesi del 2017. La primissima parte del progetto vede i capi progettisti della power unit della HPP (struttura diretta da Andy Cowell; ndr) e i capi progettisti del telaio a Brackley riunirsi per definire quelli che sono gli obiettivi sulla nuova monoposto e provare a capire quali opportunità vi siano per trovare prestazioni che non è stato possibile integrare nell’ultima monoposto, perché sapevamo sarebbe stato difficile e un percorso troppo lungo, motivo per cui dobbiamo iniziare a pensarci molto prima”, spiega.

Linee guida che nel corso del 2018, per ammissione dello stesso Toto Wolff, hanno richiesto un incremento delle ambizioni sul fronte della power unit in autunno, Mercedes chiamata a riprendere il primato assoluto su una Ferrari in grado di compiere il progresso più evidente nell’ultimo campionato, relativamente al powertrain.

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Sviluppo della W10 che si materializza nella produzione dei componenti, con il supporto dei fornitori, nei mesi invernali, uno sviluppo guidato dai numeri e dati raccolti in pista. Quanti? Basti pensare ai 500 gigabytes di dati generati da una sola monoposto per week end di gara, da sommare alla mole di informazioni prodotte in fabbrica, tra i 5 e i 10 terabytes per settimana, dati, ergo informazioni, sulle quali Mercedes ricorre alla protezione da attacchi informatici con un nuovo partner per il 2019, CrowdStrike.

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I mesi di silenzio in pubblico sono, invece, di serrata attività in fabbrica, tra verifiche di ogni singolo sistema, fino alla prima accensione della power unit, momento che introduce all’assemblaggio della prima monoposto e, da lì, il lancio in pista: “Prima dei test invernali, lo shakedown, lo shakedown è un numero limitato di chilometri che facciamo con la macchina, ed è la prima opportunità per scoprire se tutto quello che abbiamo fatto in fabbrica ha in realtà prodotto una macchina in grado di girare in pista, spiega Allison.

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“Lo shakedown è l’ultima opportunità per assicurarci che le 8 giornate, solo 8 importantissime giornate di test invernali, siano il più utili possibile. Non vogliamo che vengano interrotti da qualsiasi forma di problema che ci privi dell’opportunità di sfruttare al massimo il tempo in pista, quindi, lo shakedown per noi è fondamentale, diventa come l’ultima casella spuntata, quella per dire: buon lavoro a tutti, siamo pronti ad affrontare i test invernali”.