Tre giorni fa Marchionne, a Maranello, ha pubblicamente detto che Vettel può restare in Ferrari quanto vuole lui. Su Kimi invece neanche una parola. Eppure a Montecarlo in pole position, davanti a tutti, c’è Raikkonen, non Vettel. È di Kimi il merito del più bel risultato di squadra per la Scuderia nel circuito più glamour, quello che è al centro dell’attenzione del mondo. 

La teoria di Enzo Ferrari, secondo la quale la nascita di un figlio farebbe perdere mezzo secondo sul giro a un pilota perché diventa più cauto nel guidare avendo acquisito famiglia, con Kimi pare completamente sbagliata. Qualche giorno fa a Raikkonen è nata la secondogenita e subito dopo, quasi per magia, Kimi ha ritrovato il guizzo per quella pole position che gli mancava da 8 anni, 6 mesi e 11 giorni. Dal Gp Francia del 2008, pensate un po’.  

Ha compiuto un’impresa straordinaria ma la cosa più importante è che non è frutto del caso: è stato più veloce di Vettel per cinque volte di seguito sia nel Q2 che nel Q3. Nelle due sessioni che contano davvero. Ogni volta che andava in pista, Raikkonen limava il suo tempo: prima in Q2 1’12”9, poi 1’12”7, poi 1’12”2. Poi in Q3 prima ha rifatto 1’12”2 e poi ha “sparato” quell’1’12”178 a 166 km/h di media che è la velocità più alta in cui una F1 abbia mai girato nella storia di Montecarlo. Vettel invece è sempre sembrato un po’ passivo rispetto al compagno: Kimi segnava 1’12”7 e lui si fermava a 1’12”8, Kimi abbassava a 1’12”2 e Vettel arrivava 1’12”4. Solo nell’ultimo disperato giro il tedesco stava riuscendo in un exploit impossibile. Aveva preceduto di 106 millesimi Raikkonen al primo intermedio, ma poi è arrivato lungo al tornante del Loews e ha buttato via due decimi che non ha più recuperato per intero. 

Raikkonen invece ha guidato sempre in modo perfetto. Migliorandosi costantemente senza errori né sbavature. Proprio lui che in passato andava famoso per non riuscire mai a completare un giro ideale. È strana l’impresa di Kimi, perché lui in carriera non è mai stato pilota da giro veloce. Specie a Montecarlo dove bisogna guidare aggressivi tra i guard rail per fare il tempo mentre Kimi ha una guida poco “cattiva”. Infatti in carriera possiede appena 16 pole position su quasi 260 Gp. Ha più vittorie che pole, il che è tutto dire

Raikkonen non è mai stato un asso nel giro secco, quando - come si dice in gergo - bisogna guidare per 90 secondi “a vita persa” prendendosi dei rischi superiori al solito. Non lo era quando era giovane e correva con la McLaren, e non lo è certo diventato adesso che è un maturo pilota di 37 anni suonati (38 a ottobre). 

Non è un pilota aggressivo nella guida e nemmeno nel carattere. Iceman è freddo in certe situazioni, ma terribilmente emotivo in altri contesti. L’avete visto dopo la pole di Monaco come non accennasse nemmeno a un sorriso. Sembrava quasi più felice Vettel di lui. Sembra che gli eventi gli passino dietro le spalle, non si fa coinvolgere dall’emozione. Provate a cercare una fotografia di Kimi sorridente: sono più rare di un quadrifoglio in un prato. 

Raikkonen ha sempre avuto una concezione un po’ fatalista delle corse: se capita una sfiga, la accetta con rassegnazione. Dire che prende con filosofia le disavventure è un eufemismo. Leggendaria quella volta che in Canada 2008 Hamilton lo tamponò in pit lane, perché lui era fermo al semaforo rosso di uscita box facendogli perdere la vittoria nel Gp. Un altro lo avrebbe aggredito a male parole, magari gli avrebbe tirato anche due ceffoni (come fece Piquet negli Anni ‘80 con un avversario), lui si limitò a indicargli il semaforo rosso dicendo: non l’avevi visto? 

Tutto questo lo rende il perfetto compagno di squadra perché non crea problemi di rivalità né gelosia. Ecco perché piace tanto a Vettel che lo soverchia con la propria personalità. Questa sua filosofia del vivi e lascia vivere gli ha procurato pro e contro: gode della simpatia e dell’ammirazione di tantissimi tifosi ma nello stesso tempo è oggetto di critiche feroci. “Bollito”, “pensionato” gli epiteti più frequenti che gli vengono rivolti. Ma in realtà, se si vanno a considerare i suoi tempi sul giro, non è mai così lontano da Vettel e qualche volta gli finisce davanti. A 37 anni suonati, la sua guida è quasi intatta perché il suo talento è cristallino.

Solo che non è più pilota da campionato, ma da imprese sporadiche. Ha una guida elegante, “delicata”, non aggressiva. Tratta le gomme con i guanti ed è il pilota che le sa far durare di più. Un tempo quella dote, con le Pirelli instabili di alcuni anni fa, gli permisero tanti exploit. Oggi meno. È un interprete perfetto della guida “pulita”; peccato che nella F1 di oggi il suo stile “delicato” gli ponga difficoltà nello scaldare le gomme davanti, per cui spesso si lamenta di sottosterzo e di imprecisione della monoposto. Se la macchina è sbilanciata, lui va in crisi più di tanti altri. Ma quando trova una F1 perfettamente equilibrata e “gentile” sulle gomme, come la Ferrari di quest’anno, riesce a tirarne fuori il massimo

Raikkonen non è pilota da giro veloce, per questo la pole di Montecarlo stupisce ancora di più. Il suo difetto? È un po' “attendista”. Ha poca grinta nei sorpassi. Però è sicuramente il miglior “passista” fra tutti i piloti F1; è quello che riesce a girare sul ritmo migliore in gara se la macchina funziona come vuole lui. Solo che spesso è nelle posizioni di rincalzo e non davanti perché la mancanza di grinta in certe condizioni gli impedisce di farsi largo nel mucchio. Subisce più di altri l’ostruzione di piloti ostinati dove magari il suo compagno di squadra si farebbe largo a spallate. 

Per tutti questi motivi Kimi, anche nel suo stesso team, viene considerato virtualmente la seconda guida. E come tale è anche stipendiato. Anche se è uno dei soli quattro campioni del mondo tuttora in attività. A parole tutti gli vogliono bene, ma poi finisce sempre nel mirino delle critiche. Sparare su Raikkonen è facile come sulla Croce Rossa; anche perché lui non replica mai. Si chiude in sé stesso. E poi perché ti dà frequentemente un appiglio per farlo: di errori e sbavature infatti ne commette spesso. A inizio stagione proprio Marchionne lo criticò anche troppo duramente. Si può dire che quella sferzata lo abbia riscosso perché Raikkonen da quella gara ha cambiato passo. Ma in realtà la strigliata del capo non c’entra nulla: semplicemente Kimi ha risolto i problemi di set up che a inizio stagione lo penalizzavano più di Vettel. Perché lui è un purista della guida e se l’auto non è perfetta non riesce semplicemente a farla voltare. Probabilmente se guidasse la Mercedes W08, con tutte le difficoltà che si ritrova Hamilton a portare in temperatura le gomme, Raikkonen farebbe una figuraccia meschina e tutti ne invocherebbero il pensionamento. Invece la perfetta Ferrari di quest’anno riesce ad esaltarlo anche a fine carriera e forse potrà anche prolungargliela di un ulteriore anno. 

Raikkonen è un po’ il Totti della F1: un talento cristallino ma ormai in età troppo avanzata per reggere al massimo livello il ritmo di una intera stagione. Ma che in certe condizioni può diventare risolutivo. Quindi aspettiamoci da Kimi ogni tanto un exploit all’altezza della sua innata classe, come ha fatto con la pole di Montecarlo, ma non carichiamolo di aspettative esagerate. E non crocifiggiamolo alla prossima delusione. Non potrà contendere a Vettel il titolo mondiale e nemmeno a Hamilton. Ma se dovesse guidare anche solo una volta ogni quattro GP come ha fatto a Montecarlo, la Ferrari dovrà a lui il titolo mondiale costruttori.