Phil Hill, Mario Andretti e Fernando Alonso. Tre iridati in Formula 1 accomunati dall'aver centrato l’accoppiata titolo mondiale-24 Ore di Daytona. Ritrova il gradino più alto del podio in una Classe dalla concorrenza certo più varia e agguerrita che non alla Le Mans dominata lo scorso anno. In una gara densa di eventi e imprevisti, il sorpasso decisivo è arrivato nel momento cruciale, tuttavia, Fernando non relega alla fortuna l’aver centrato la vittoria, insieme a Jordan Taylor, Renger van der Zande e Kamui Kobayashi.

“Sono molto, molto, fiero del lavoro che abbiamo svolto oggi. Avevamo un piano su come avrebbe dovuto essere eseguita la corsa e l’abbiamo seguito passo dopo passo. Le condizioni erano mutevoli e abbiamo dovuto adattarci, non è qualcosa che releghi alla fortuna o al cambiare in continuazione le cose all’ultimo istante”, spiega Fernando.

Dall’esperienza in LMP2 del 2018 al team migliore per inseguire il successo a Daytona, Wayne Taylor Racing: “Per qualsiasi condizione o posizione fossimo stati, c’era un piano da seguire e l’abbiamo fatto. Sono orgoglioso del lavoro fatto ma non è frutto di una sola giornata, è un lavoro lungo un mese, aggiunge Fernando.

Prima ancora del Roar, dove le Mazda hanno impressionato per velocità, confermata in qualifica salvo poi mancare dell’affidabilità in gara, la programmazione della sfida Daytona ha radici profonde: “Per quanto mi riguarda, a dicembre abbiamo iniziato a preparare la gara. Abbiamo ricevuto tutti i documenti, come lavora Cadillac e come lavora Wayne Taylor Racing, certe procedure che possono essere diverse rispetto ad altri team”, approfondisce Fernando, con l’esperienza a ruote coperte firmata Toyota e United Autosport.

“Abbiamo provato a realizzare una rapida integrazione, io e Kamui, nel tentativo di imparare quante più cose possibili dal team nel Roar e, nella stessa gara, è stato tutto molto, molto difficile, con le condizioni mutevoli in continuazione”.

24 Ore di Daytona, la gara e i vincitori di Classe

“Spuntata” la casella Daytona, il 2019 di Alonso ha un WEC da concludere, vincere e bissare Le Mans; sul futuro, nei giorni scorsi, non si è sbilanciato in merito alla conferma dell’impegno con Toyota, lasciando un generico “50:50” sulle chance di rinnovo. Con la casa nipponica potrebbero esserci nuove sfide da affrontare, da protagonista; con un motore GM dietro la schiena, invece, il grande appuntamento da inseguire adesso è la Indy500, gara clou per entrare nella storia con la Tripla Corona.

La vittoria a Daytona è maturata in condizioni meteo estreme, nelle quali Alonso ha fatto la differenza. Condizioni critiche che hanno prodotto il cambio in testa alla gara decisivo, prima della seconda bandiera rossa, sulle quali spiega: “Ho chiamato spesso via radio, mentre ero secondo, la safety car. Credo che gli ultimi 5 o 7 giri non fossero idonei per nessuna macchina in pista, la visibilità era prossima allo zero, non riuscivamo ad andare in pieno sui rettilineo.

C’erano pezzi di diverse macchine in vari punti della pista, perché la gente perdeva pezzi di carrozzeria qua e là. Ho chiamato il team perché sollecitassero immediatamente una safety car, non riuscivo a vedere nulla.

Poi Felipe (Nasr; ndr) è andato un po’ lungo in curva 1 e abbiamo preso la testa della gara e siamo stati fortunati in quell’istante”.