Altro che tecnologia, sorpassi, brividi e sfide ibride a trecentocinquanta all’ora. La F.1 2016 l’attimo più emozionante lo vive sui social da cinque giorni dopo il finalone di Abu Dhabi. Da quando è cominciata a circolare la notizia dell’annuncio shock di Rosberg che aveva appena chiesto il tfr alla Mercedes, salutando per sempre la compagnia del Circus iridato.

Non solo perché andandosene Nico ha compiuto una scelta esistenziale rispettabilissima anteponendo i valori e la famiglia bla bla bla, il resto lo sapete e l’avete letto da mo’, quindi inutile ripeterlo, salmodianti come il santo rosario.

Il punto è un altro.

Così facendo, Nico ha sì fatto più serena la sua vita anteponendo l’essere all’avere e all’apparire, ma soprattutto ha indirettamente reso assai più bella e finalmente un minimo arrapante questa F.1, dando inizio a una lotta di successione sull’abitacolo della sua Mercedes che neanche per il trono di Spagna a inizio ’700. 

No, cioè, vuoi mettere? Senza la folgorazione del neocampione dolce che si tramuta in gattuccio da focolare, a quest’ora staremmo a sfogliare la margherita, lambiccandoci il cervello su chi occuperà due posti in Manor piuttosto che uno ancora libero in Sauber

Il che sinceramente equivale al minimo sindacale della fantasia e tutt’al più è frutto di un’asta a chi offre di più, né più né meno uguale a quelle che ogni minuto si svolgono e si chiudono su e-bay.

No, no, stavolta la situazione è diversissima e strana, per la Formula 1 del terzo millennio. 

In genere le grandi Case, le corporation, i marchi tosti, da anni e anni hanno letteralmente ammazzato il mercato e le di lui delizie che furono. Le sue emozioni e i colpi a sensazione, intendo. 

Perché, comprensibilmente, gli squadroni alla voce assunzioni si muovono in anticipo, con lenta e spesso prevedibile saggezza. Da mastodonti metodici e assennati, per niente inclini ai colpi di coda, agli accomodamenti d’emergenza, agli sconfinamenti e ai guizzi aggressivi o preda di riflessi condizionati istintuali alla do cojo, cojo.

Stavolta no.

La Mercedes, dopo il simpatico ciao e marameo di Nico, viaggia per la prima volta nella sua storia come una massaia ritardataria e trafelata col carrello mezzo vuoto all’iper, all’orario di chiusura, mentre di pane in giro non ce n’è più e gli impiegati la guardano seccati.

Caschi d’Oro e botti di fine anno

E allora eccola popolare le nostre serate con scenari fantascientifici, colpi a sensazione, possibili contratti di top driver stracciati, passaggi di team mirabolanti... Peggio. Effetti domino sulle altre squadre, mutamenti a cascata causanti sconvoglimenti infiniti e salvataggi inattesi di vecchi campioni.

Insomma, questo che come sempre doveva essere il periodo più moscio e incagliato dell’anno, a conti fatti si sta tramutando in quello meno decifrabile e più creativo.

Poi, stai a vedere, i tedeschi - anzi: gli austriaci Lauda e Wolff -, sceglieranno Wehrlein e tutto finirà in due secondi, con un’alzata di spalle un tantino delusa.

Ma, comunque vada, fin da ora possiamo dire che è stato bello sognare. 

E ’sta cosa fa quasi pensare al Groucho di Dylan Dog quando parla del potere della Televisione di oggi: «Posso restare ore e ora muto a guardarla, a patto che sia spenta».

Perché questa Formula Uno ibrida può rivelarsi bellissima e appassionante, tanto che si può restare notti sane svegli a pensarla. 

Basta che non corra.

Grazie anche di questo, Nico.

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