Okay, a quanto pare per la Ferrari in prospettiva è in bilico il sostanzioso bonus annuale assicuratole da Formula One Management per essere long-standing team, unico team sempre al via della F.1, dall’alba del mondiale. 

E sapete già che Liberty Media – a tutti gli effetti la nuova padrona e locandiera della F.1 – non ha alcuna intenzione di confermare tale privilegio allo scadere dell’attuale versione del Patto della Concordia, cioè nel 2020. Il tutto, come noto, viene confermato nientemeno che dall’autorevole rivista economica Forbes.

In poche parole, è bene ripeterlo, ballano 70 milioni di dollari annui più 35 finora gentilmente versati alla causale campionati costruttori vinti.

Ma non è mica di soldi che qui si vuol parlare. 

Primo, perché sono un argomento sempre sportivamente schifoso, secondo, perché l’importante è la salute, terzo, perché una notizia del genere nel cuore dell’appassionato potrebbe creare di riflesso un movimento piacevolmente sconvolgente quanto vivificante e proviamo a scoprire come e perché. 

Tanto per cominciare, sul presente immediato Liberty Media non può produrre alcun salasso sui ricavi previsti dalla Ferrari in F.1 quali riconosciumenti di allure e prestigio. 

Liberty Media potrebbe tagliare il bonus "storico" della Ferrari

Al limite, la Rossa, preoccupata dall’altolà, potrebbe autoridursi le entrate FOM o, alla meno peggio, forte dei diritti acquisiti e del fatto che i patti van rispettati, aspettare il 2020 per veder calare bruscamente gli introiti d’esercizio. 

Tutto qui. 

Ma le vere conseguenze potrebbero essere politiche, più ancora che economiche.

Eh sì, il bello sta altrove. 

Da più di vent’anni a questa parte, è la prima volta che la F.1 - segnatamente e non a caso, a quanto pare, la F.1 del dopo Ecclestone - spiega alla Ferrari di non voler riconoscere posizioni - seppur sudate, meritate e guadagnate nei decenni -, di privilegio. 

Molto interessante.

I quasi quarant’anni di rapporti stretti e collaborativi - pur con fasi alterne - tra il precedente padrone del vapore Bernie Ecclestone e la Rossa, potrebbero quindi ben presto diventare un ricordo, con l’affermarsi di un nuovo ordine delle cose.

Bene. Se la Ferrari non è più il valore aggiunto di questa F.1 che si va a riedificare, la cosa potrebbe essere perfettamente reciproca. La F.1 non rappresenterebbe più il target e il terreno d’impegno esclusivo delle migliori forze racing del Cavallino Rampante.

In fondo tra Bernie e la Rossa l’accordo tacito, che ha fatto andar avanti d’amore e d’accordo i rapporti per tanto tempo, vedeva di fatto una sorta d’esclusiva d’impegno del marchio che la F.1 richiedeva, a monte di una partecipazione al mondiale, come abbiamo visto, decisamente ben ripagata.

Le sole altre attività sportive del Cavallino erano (e sono) legate a vetture, segnatamente Gt, regolarmente in produzione.

Non a caso l’ultimo prototipo di casa Ferrari fu sfornato solo a inizio 1994, dopo un digiuno ultraventennale nella categoria - dai tempi della 312 PB -, grazie alla spinta del grande “Momo” Moretti, all’appassionato assenso di Piero Ferrari e all’ottima mano data dalla Dallara in funzione realizzatrice.

Ma la gloriosa 333 Sp fu fin dall’inizio - e per il successivo quinquennio - puro fumo negli occhi per Bernie, tanto da essere non propriamente incentivata dalla stessa dirigenza Ferrari d’allora, sempre attenta nel puntualizzare che si trattava d’una vettura prodotta per clienti privati e giammai da intendersi quale possibile strumento d’un assalto diretto all’endurance della Casa del Cavallino. Per esempio, alla 24 Ore di Le Mans. E così fu fino alla fine della sua carriera, durata gloriosamente non meno di sette anni, prodotta in ben 44 esemplari. 

E, dopo la meravigliosa barchetta, più nulla del genere.

Ecco, se davvero Liberty Media non intende ragione e taglia torroni e panettoni alla Rossa, la Casa di Maranello, piuttosto che stare a contrattare e trattare, potrebbe cogliere la palla al balzo per tenere fermo il suo impegno in F.1, ma in più andandosi a cercare gloria e aggiuntive e fragranti pagnotte anche altrove. 

F1: Liberty Media e l'idea di mettere un tetto alle spese dei team

E dove se non nel Wec, con un prototipo che solo venendo alla luce riscriverebbe la storia mondiale delle corse, galvanizzandola e eccitandola come non mai?

Sarebbe una grande decisione. 

Enzo Ferrari, antico amante delle contromosse politico-sportive spettacolari, per effettuate o solo minacciate che fossero, ne sarebbe orgoglioso.

Col Cavallino a riacquistare il centro del ring, mostrandosi in grado - e sia ben chiaro, la Casa lo è eccome -, di dire la sua sia in F.1 sia tra i prototipi. Come ai vecchi tempi.

Chissà, chi vivrà vedra.

Di certo, Arturo Merzario lanciato verso la vittoria nella notte della 24 Ore di Le Mans che deve dare addio ai sogni di gloria per una perdita di benzina, è una spina dolorosa che tortura gli appassionati dal lontano 1973 ed è tempo di lavare quell’onta. 

Stai a vedere che il dispettuccio presunto e promesso da Liberty Media alla Ferrari, è proprio quello che ci vuole per dare il via e la stura a una reazione a catena in grado di riportare le belve di Maranello all’attacco anche nelle classiche di durata.

Sperarci e sognare, oltre che un diritto, per chi ama prototipi, maratone e Rosse ruggenti, è un sacro dovere.