Verstappen è il 25enne più cresciuto del mondo

Verstappen è il 25enne più cresciuto del mondo

Con la Red Bull del tutto nel pallone che gli rovina qualifiche e gara, Max dimostra carattere una volta di più

03.10.2022 09:33

Altro che semplice campione del mondo e bambino prodigio. Max Verstappen è uno con due coglioni così. Su, qui non è più solo questione di capacità di guida, killer instinct e ardore agonistico. No, siamo di fronte a qualcosa di più e d’assai diverso. Questo, a venticinque anni, oltre ad avere vinto più di qualsiasi altro venticinquenne pilota di F.1 d’ogni epoca - vede il secondo titolo iridato solo aritmeticamente rimandato nel suo suggello ma già intimamente suo, al di là delle logiche financo giuridiche e ispettive. E sta ora meravigliando il mondo per il carattere, la personalità e la spina dorsale che sta mostrando a più riprese. Specie all’interno di un fine settimana terrificante, questo appena passato, che l’ha visto sotto pressione più di ogni altro e al quale ha risposto alla stragrande, sfoderando classe, combattività e capacità di non arrendersi, il tutto unito a qualche segnale d’umanissima vulnerabilità, tuttavia mai tale da arrivare nella zona rossa dell’errore irreparabile.

Più forte anche della squadra

Succede di rado nella storia dello Sport e della F.1 che nel giro di poche ore tutto il lavoro portato avanti in anni, anzi, in una vita di sacrifici, possa rischiare d’essere vanificato dal comportamento della tua squadra. Ebbene, adesso è ancora presto per dire quanto possa essere grave e seria la questione delle presunte violazioni dei limiti di budget cap da parte della Red Bull, ma l’unica cosa sicura in casi come questo è data dai forti contraccolpi psicologici sull’unico pilota che rischia d’essere gravemente colpito da un’eventuale (e tutta ancora da dimostrare) pesante mano sanzionatoria della Fia, ovvero Max medesimo. Ebbene, lui ha risposto in pista nel corso di prove e qualifiche mettendoci del suo e dimostrando semplicemente d’essere e di restare al top senza fare un solo tremolio. Di più. In Q3, non fosse stato per lo stranissimo e inquietante comportamento del suo muretto - ciascun muretto non è infrangibile, mica solo quello della Ferrari, neh -, causa un bicchiere di benzina bruciato con troppa superficialità per indicazioni approssimative e scalibrate, Max stesso si ritrova per due volte di seguito ad abortire un giro da superpole rovinandosi la gara, ma non per questo perde le staffe.

Alle interviste, con pacata decisione, si limita a dire che si tratta di una cosa inaccettabile, perché tale è se altri commettono errori che non devono commettere, proprio come se fosse lui a farli, punto. Logico, se non addirittura cartesiano.

Niente sembra scalfirlo

E non finisce qui. La stessa faccenda del budget cap non lo vede scomporsi più di tanto, all’insegna dell’andare andanti & pedalare, poi vediamo. In gara parte quindi male e perde posizioni al via, quasi stallando, ma poi comincia a colpire e ad accoltellare chi può, aiutato da una mitragliata di Safety Car, Virtual e anche no, salvo prodursi in una specie di tentato, inatteso e vietato sorpasso a gara neutralizzata, più un lungo evitabile, corredato da inchiodate tipo bullo al lunapark del paese nel giorno della festa del santo patrono; ma mai e poi mai Max medesimo pianta la macchina contro le barriere o rovina la corsa di chicchessia. Anzi, alla fine della fiera, tra un pasticcio e l’altro, suo e altrui, trova anche il modo, pur ben fuori dalla top five, di arrivare al traguardo e artigliare altri punti utili per cercare di chiuudere aritmeticamente prima possibile il confronto in pista con i rivali più agguerriti. La Ferrari e Charles Leclerc su tutti. Poi da qui a mercoledì nelle sedi legali si vedrà.

Perché è diventato un campione

Dio mio quanto sono lontani i tempi in cui affrontare un tracciato cittadino per Mad Max voleva dire quasi certamente demolire macchina e morale del team. Come sembrano remoti quei turbamenti, quelle intemperanze, quei rossori, quelle intolleranze iraconde, quelle strane reazioni che sembravano trarre origini da un guerriero matto che dentro sembrava ruggirgli spesso e senza preavviso. No, il Max Verstapen d’oggi è non solo un grandissimo campione, anche a prescindere dallo stile e dai comportamenti del suo team, ma perfino un immenso uomo. Uno che adesso sa tenere il punto mostrando quello che Baldassarre Castiglione ne “Il Cortegiano” definiva sprezzatura, ossia la capacità di mantenere distacco emotivo da tutti i casini che (gli) stanno succedendo intorno, elevandosi con quella che il grande bardo William Shakespeare definiva mirabilmente “grace under pressure”, ovvero grazia sotto pressione. Con un valore aggiunto: quello di non usare mai il birignao, la frase furba che dice e non dice, o l’argomento paraculo. No. Max Verstappen è uno diretto, nei dialoghi diretti e nelle interviste. Anche quando tre anni fa accusava la Ferrari di non essere esattamente in regola. Lui è uno che non ha paura delle eventuali e possibili cavolate degli altri né delle proprie o del suo entourage. Non è un piangina, un moscione, non è un tortuoso, ma uno che guarda sempre dritta in faccia la realtà, prima in pista e adesso anche nella vita.

Giovane, ma maturo

E così, proprio nel weekend di Singapore che doveva e poteva incoronarlo incipientemente campione del mondo, scopriamo invece il mondo del campione, fatto di valori, di tenace imperturbabilità e di forza al titanio. E dire che Max non è uno come Lewis Hamilton, il quale alla vita da campione ne accoppia e parallelizza una da celebrity e da special guest dello star system a togliergli la pressione psicologica e a fornirgli rigeneranti alternative fashion-ludico-patinate. No. Il baby tulipano del Limburgo è uno nato per correre, che dall’età di quattro anni non fa altro che mettersi un casco in testa e pensare a vincere, puntualmente riuscendoci, peraltro. Nel suo sistema esistenziale e valoriale esistono solo, a oggi, compartimenti stagni e non valvole di sfogo. Ma, a quanto pare, non importa. Lui sta crescendo anche come persona e sembra non avere più nulla del genio e sregolatezza di un tempo, sfoderando infine buon senso maschio, temperanza tosta e palle a far accompagnamento al solito talento da recer eternamente immenso. E attenzione, perché il Verstappen che esce da Singapore e va verso Suzuka sempre pronto alle reincornazione non è più solo il ragazzo più veloce del mondo ma anche iul 25enne più autorevole, vecchio e saggio nella storia della F.1 e, presumibilmente, dello sport mondiale.


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