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Lancia Stratos Zero, il prototipo della Regina dei rally

A guardarla oggi la Lancia Stratos Zero sembra davvero un’auto proveniente dal futuro, atterrata nel 1970: fendente come una freccia, alta 84 centimetri, con motore centrale, senza portiere e con accesso possibile  sollevando il parabrezza e spostando il piantone dello sterzo. Un’auto nata per stupire, disegnata da Marcello Gandini per conto della Carrozzeria Bertone (su indicazioni del patron Nuccio), l’auto non aveva la minima possibilità di essere omologata, rientra nelle dream car e rappresenta un concentrato di studio e concettualità, dove le esigenze aerodinamiche e le soluzioni tecnologiche la fanno da padrone. Forse per questo il motore, un 1.3 V4 di una Lancia Fulvia Coupè che motorizza l’unico esemplare mai prodotto era stato recuperato da uno sfasciacarrozze. A significare che la cavalleria era un problema che poteva essere risolto da altri. L’auto fu presentata al salone di Torino del 1970 e convinse non solo il pubblico ma anche Cesare Fiorio, all’epoca a capo della HF (High Fidelity), il reparto corse di casa Lancia, da poco entrata nella famiglia Fiat, che assieme ai tecnici e ai piloti del gruppo rally, sulla base della Zero, stilò quelle che dovevano essere le linee guida della sostituta della Fulvia coupè: passo corto, motore centrale, aerodinamica ricercata e adattabilità a pista, strada e sterrato. Una vera all in, presentata al salone di Torino l’anno successivo ma senza motore, per il quale si dovettero prendere accordi con il commendator Ferrari in persona, che cedette per l’occasione 500 dei suoi 2.5 V6 Ferrari Dino, capaci di scaricare a terra 190 cv. Nacque così la leggenda della HF Stratos, vincitrice di 3 campionati costruttori e un titolo piloti con Alessandro Munari. Auto leggendaria che aveva il genoma HF che avrebbe dato origine alla più nobile e guerriera delle discendenze.

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