Pista

La Ducati Motor Holding S.p.a. è una azienda motociclistica Italiana, fondata nel 1926 da Antonio Cavalieri Ducati, Marcello Cavalieri Ducati, Adriano Cavalieri Ducati, Bruno Cavalieri Ducati nel quartiere di Borgo Panigale, a Bologna.

GLI INIZI

Inizialmente la Ducati produceva componenti per apparecchiature radio, realizzate sfruttando il talento e i brevetti di Adriano Ducati, figlio di Antonio, vero pioniere delle trasmissioni radio. Successivamente alla seconda guerra mondiale, la Ducati iniziò a specializzarsi nella produzione di motori per bici a motore e successivamente in motocicli e motociclette

IL CONTROLLO STATALE       

Dal 1975 la Ducati passò sotto il controllo dello Stato italiano tramite l'EFIM, che cedette l'azienda alla VM Motori (Finmeccanica), che si occupava soprattutto di motori diesel industriali e automobilistici. Risultati di questi fattori furono il tracollo delle vendite,  e il mancato rinnovo della gamma, che vide le "Desmo a coppie coniche" uscire di produzione nel 1982, la Pantah necessitare di un rinnovo e le "Bicilindriche Desmo Parallele" 350cc e 500cc non far breccia sul mercato: fu questo il periodo della bocciatura del progetto Ducati Bipantah. Altro effetto negativo della gestione statale fu lo stop all'impegno agonistico, ritenuto un "lusso" che non ci si poteva permettere, tanto che il ruolo di "squadra corse" della Ducati fu svolto dalla scuderia bolognese NCR (Nepoti Caracchi Rizzi, poi Nepoti Caracchi Racing), Nel frattempo, nei primi anni ottanta, la varesina Cagiva aveva stretto con la casa bolognese un accordo di fornitura dei motori Pantah per poter creare le proprie moto di grossa cilindrata: col tempo i rapporti si strinsero e nel 1985 i fratelli Claudio e Gianfranco Castiglioni acquistarono la Ducati dalla VM Motori, con l'idea di spostare la produzione delle moto a Varese, per lasciare a Borgo Panigale l'assemblaggio dei motori "Pantah”.

LA PRODUZIONE

 Desmo 125 GP, che manca di poco la conquista dell'oro mondiale. Nel 1963 si cimenta con un prototipo destinato appositamente al mercato statunitense di sempre maggiore importanza per la casa; nasce così la Ducati Apollo 1260, che però resterà un esemplare unico.

750 SS, introdotta nel 1974, la prima Ducati con motore a L di 90°, equipaggiata dal sistema desmodromico. La Pantah 500 venne introdotta nel 1979, disegnata sempre da Fabio Taglioni è la prima Ducati del nuovo corso con il motore dotato di comando della distribuzione a cinghia, ma ancora a 2 valvole e raffreddamento ad aria. Da questo nuovo motore derivano tutti gli altri modelli giunti fino ai nostri giorni, vincitori su tutte le piste del mondo.

750 F1 del 1985 (di cui verrà allestita una versione "Laguna Seca" per celebrare la vittoria sulla pista californiana di Marco Lucchinelli che rimane l'ultima vittoria a pari cilindrata di un bicilindrico contro le quattro cilindri giapponesi nel mondiale per derivate di serie che diverrà la attuale Superbike) e la Paso del 1986, prima moto da strada totalmente carenata, disegnata da Massimo Tamburini, uno dei due fondatori della Bimota. Di questi anni sono pure le poco fortunate custom della serie "Indiana" e le Cagiva Elefant con motore Ducati.

La 851 progettata dall'ing. Massimo Bordi, presentata nel 1987, fu la capostipite delle moderne 4 valvole raffreddate a liquido, la prima ad adottare il motore Desmoquattro, basato sulla tesi di laurea dello stesso ing. Bordi; il Monster venne invece introdotto nel 1993, disegnato da Miguel Galluzzi e la 916 nel 1994, disegnata da Massimo Tamburini. Quest'ultima venne sviluppata negli anni seguenti con i nomi (derivati dall'aumento della cilindrata) di Ducati 996 e Ducati 998.

Ducati ST4: nel 1997, ancora con il contributo di Miguel Galluzzi, la Ducati ha presentato la serie ST (sport-turismo) che si è proposta come una serie di motociclette sportive dall'utilizzo più fruibile, più protettive e comode anche per il passeggero ed in grado di poter essere facilmente equipaggiabili con borse e bauletti per i bagagli necessari per affrontare lunghi viaggi. La serie ST comprende la ST2 (motore a 2 valvole di 944 cm³ raffreddato a liquido), la ST4 (916 cm³, quattro valvole), la ST4S/ST4S ABS (996 cm³, prima moto italiana ad essere equipaggiata con dispositivo ABS) e la ST3; la produzione di questa serie viene cessata nel 2007.Ducati 749

Ducati 999: che sancisce la fine della gloriosa serie 916, 996, 998 (l'ultima versione della 998 fu la Final Edition). La 999 non ottiene gli stessi entusiastici consensi delle sue progenitrici ma certo non sfigura nel mondiale superbike vincendo il titolo al suo primo anno di corse con l'inglese Neil Hodgson nel 2003 e successivamente con un altro inglese, James Toseland. Il dominio Ducati si interrompe nel 2005, con la vittoria di Suzuki con l'australiano Troy Corser, per poi continuare nel 2006 con l'australiano Troy Bayliss già vincitore del titolo nel 2001 su Ducati 996.

Ducati Multistrada  è una moto di categoria "on/off-road". Al momento della presentazione l'unica cilindrata offerta era di 1 000 cm³, è stata affiancata nel 2005 dalla versione minore di 620 cm³, prodotte entrambe fino al 2006. Nel catalogo del 2007 sono presenti due versioni della Multistrada: la 1100 e la 1100 S che verranno prodotte fino al 2009.

Serie SportClassic

che inizialmente consta di due modelli: la PaulSmart 1000LE e la Sport1000, entrambe prodotte nella serie versione monoposto. A partire dal 2006 la gamma SportClassic viene ulteriormente ampliata con i modelli Sport1000 Biposto e GT1000, mentre nel 2007 viene presentata la Sport1000S. La gamma SportClassic, disegnata sempre da Pierre Terblanche, si colloca nel segmento delle moto "modern classic", cioè moto che seppur mantenendo contenuti tecnici moderni, riprendono per forme e grafica le moto Ducati prodotte negli anni '70, quali la 750 SS o la 750 GT. Tutte le moto della gamma sono dotate del propulsore a L a due valvole con comando desmodromico da 992cc.

Ducati 1199 Panigale S entrata in commercio nel 2012. Alla fine del 2007 viene messa in produzione anche la versione R della 1098. La 1098R, con una cilindrata di 1198.4cc eroga una potenza di 180 CV (132.4 KW) a 9750 giri/min per 165 kg di peso complessivo.

Monster 696 che sostituisce il vecchio Monster 695 completamente ridisegnato con una nuova impronta stilistica e soluzioni tecnica d'avanguardia come le pinze dei freni radiali Brembo, i tubi dei freni di tipo aeronautico, il cruscotto completamente digitale e la frizione ATPC antisaltellamento.

La nuova Panigale V4 in totale rottura col passato, viene realizzata sulla base del nuovo motore quattro cilindri a V di 90° denominato Desmosedici Stradale di 1100 cc di derivazione MotoGP in grado di erogare fino a 214 CV, che con il telaio Front Frame, un design più acuto e la nuova elettronica basato su piattaforma inerziale Bosch a 6 assi ne fanno un punto di riferimento per il settore delle supersportive. In seguito sulla base del progetto vengono lanciate anche la naked Streetfighter V4 (2019) e l'enduro Multistrada V4 (2021).

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