Lewis Hamilton sei volte campione del mondo. Come la Mercedes nell’era turboibrida. E messi insieme fanno 12 titoli iridati consecutivi. Nessuno nella storia ha fatto meglio, solo loro possono andare a ingigantire ulteriormente una bacheca stracolma di trofei dentro vetrine mai sazie.

«Un team così non c’è mai stato neanche in passato», dice con il volto sconsolato Mattia Binotto nel giorno in cui le Ferrari restano anche giù dal podio e tutti i riflettori sono ancora una volta puntati sulle Frecce d’Argento capaci di riscrivere la storia moderna della specialità e provare ad alzare ancora l’asticella perché una corazzata come questa è una vera fabbrica delle vittorie e la parola sconfitta non è censita nel vocabolario di gente abituata a nutrirsi solo coi trionfi.

Mentre le nuove scalpitanti generazioni dal piede destro clamorosamente pesante cercano posti al sole Lewis Hamilton continua a rimanere esempio e punto di riferimento. Vince il sesto titolo e già pensa al 2021, l’anno della rivoluzione con le nuove regole a lanciare una nuova era e lui pronto a voler essere un profeta per continuare a professare il verbo del migliore e inseguire nuovi record. Quello dei 7 titoli iridati conquistati da Michael Schumacher è ora lì a un passo.

Sembrava impossibile che potesse nascere qualcuno capace di insidiare un limite del genere, la cima Coppi del piacere. E invece Lewis Carl, veloce come il vento, ha ora nel mirino un bersaglio davvero grosso.

Nel giorno in cui Hamilton si laurea campione del mondo, c’è anche la riconferma di Antonio Giovinazzi sull’Alfa Romeo per la prossima stagione. È una gran bella notizia per il nostro motorsport che continuerà ad avere un suo esponente sulla griglia della F.1 con tutti gli effetti benefici che questo rinnovo si porta in dote.

Intanto nel Mondiale Rally alla vigilia dell’ultimo decisivo round che assegnerà il Mondiale Costruttori 2019, con un clamoroso colpo di mercato, Hyundai si è assicurata le prestazioni (per le prossime due stagioni) del fresco campione del mondo Ott Tanak. S’è preso il (primo) titolo della carriera con Toyota ed è subito scappato l’estone grazie a un’abile manovra del boss del team coreano, l’italiano Andrea Adamo, uno che non si tira mai indietro quando sale forte l’odore della competizione.