Siamo stai tra i primi a vedere l'anteprima mondiale di "Rush", il race movie del decennio, la cui scena iniziale vede salire alto l’urlo dei motori alla partenza del Gp di Germania del 1° agosto 1976, sulla terribile Nordschleife. Pronti-via e sul più bello scatta il fermo-immagine, sospendendo una realtà che schizza in flashback alla porte d’una Londra seppiata e ancora un po’ swingin’, anno 1971, alla gara di F.3 di Crystal Palace, dove James Hunt e Niki Lauda, entrambi ancora dalla parte giusta dei loro vent’anni, impareranno a conoscersi in una narrazione che s’intreccia e streccia parallelizzandosi, tornando a intersecarsi cinquanta minuti dopo, quando la sceneggiatura si riallaccerà alla stagione di F.1 1976. Quella della sfida vera. E lì già si capisce che a Ron Howard piacciono le corse e ha idee precise. Ad attirare il regista premio Oscar con “A Beautiful mind” non sono tanto e solo rumore e velocità, sibili laceranti di motori moderni sparati a 18mila giri piuttosto che paddock faraonici ed esclusivi. No, è una civiltà calda e precisa, quella che lo prende assai, annidata negli Anni ’70 - l’ultima frontiera selvaggia ed estrema delle competizioni prima della Grande Bonifica a suon di soldi e sicurezza - tale da permettergli di girare un western animista, tecnologico e sfrecciante. Questo, soprattutto, è “Rush”, il film evento del 2013, attesissimo dai fans del Motorsport e in uscita nelle sale il 19 settembre Alle luci in sala, d’istinto viene da pensare questo: invece che punzecchiare il regista perché ha volutamente raffigurato il dualismo Lauda-Hunt in modo più caustico, stringente, caldo, novellistico e epicicizzante di quel che davvero fu, sarebbe bene risparmiare le energie per criticare come i signori dei Gran Premi di oggi hanno ridotto quel meraviglioso palcoscenico di rischio, brivido, extreme life, calore e colore che era la Formula 1 degli Anni ’70. E all'interno del numero di Autosprint in uscita lunedì 26 su ipad e da martedì in edicola, troverete un'ampia recensione. locandina-rush