Il sito internet istituzionale della Formula 1 ha pubblicato un'intervista a Stefano Domenicali, rilasciata dopo la gara di Spa, che riportiamo tradotta in italiano perché ovviamente di notevole interesse per gli appassionati, e non solo quelli ferraristi. Dopo aver ricordato che il ruolo di team principal della Ferrari è probabilmente quello che pone più pressione e aspettative, e anche come dal 2008 abbia vinto un titolo costruttori e sfiorato diverse volte quello piloti, a Domenicali viene chiesta un'analisi di questa stagione, finora, oltre alla relazione con Fernando Alonso, il futuro di Felipe Massa, la competizione con la Red Bull e a momenti anche se si senta davvero tagliato per questo ruolo… «Lasciatemi dire una cosa prima di tutto - inizia Domenicali - e potete scriverlo: se la gente pensa che la Formula Uno sia l'apice del mondo, lasciate che vi dica: non lo è. La vita è molto di più di questo. Ma passiamo alle corse, e qui la situazione è molto semplice: abbiamo avuto un buon inizio. Anche se non era la più veloce come prestazione pura in qualifica, avevamo una buona macchina in gara. Il nostro passo di gara è stato davvero buono. Fino al Canada la vettura è stata buona. Poi abbiamo dovuto affrontare due problemi: uno che con le modifiche portate per migliorare la macchina, l'abbiamo invece rallentata. Quindi abbiamo fatto un passo indietro. La seconda questione ha a che fare con il cambio delle specifiche dei pneumatici, che è un dato di fatto, ma io non voglio commentare. Ma resta un fatto. Detto questo, significa che non siamo riusciti a riportare a quelle di prima le prestazioni durante la gara. Ma abbiamo bisogno di mantenere la calma. È un momento difficile, sì. Prendiamo, per esempio, la sessione di qualifiche a Spa. Durante gli ultimi quattro minuti si doveva essere nel posto giusto al momento giusto. Una questione di fortuna? Non lo so, ma è stato così. La stagione è ancora lunga e, sì, la situazione in campionato è difficile, ma poi tutto è possibile. Questa, in un modo molto semplice, è la situazione ora». (conclude ridendo)

Montezemolo e Alonso

Com'è andata con la lavata di capo che il presidente della Ferrari, Luca di Montezemolo, ha dato a tutta la squadra per essere poco efficiente? È qualcosa che ti ha fatto sudare? «È il nostro presidente ed è molto appassionato di questa parte del suo lavoro, questa parte del business. È normale che lui insista molto con noi perché abbiamo avuto un luglio davvero difficile. Era un segno di attenzione da lui, l'ho letto in questo modo. Sappiamo che abbiamo bisogno di essere concentrati e lui ce l'ha ricordato, e dobbiamo essere uniti per superare questo momento difficile». C'è una lotta di potere tra te e Fernando Alonso, come molti ipotizzano? «No, no, questa è una cosa che io smentisco. Vogliamo vincere insieme…». Ma forse il problema è che non si può perdere insieme? «Ah, ma questo è uno sport di squadra. Se sei da solo puoi vincere o perdere da solo. Ma non è questo il concetto di Formula Uno. È un ambiente supercompetitivo, dove sei un eroe quando vinci e uno zero quando perdi, non c'è mezza via per noi. Sicuramente siamo uniti per vincere, perché questo è il motivo per cui siamo qui».

La gestione dei piloti

Si dice che sei troppo morbido per il gigante che è la Ferrari, troppo guanto di velluto e non abbastanza pugno di ferro... «Ho sentito questa storia ormai da 30 anni, quindi non mi importa. Io non sono interessato a queste cose. Fa parte del gioco». Che cosa hai intenzione di fare sulla necessità di due piloti di alto livello per lottare per il titolo costruttori? Che cosa hai intenzione di fare per il mercato piloti 2014? «Non abbiamo alcuna fretta nel prendere una decisione. Ci sono un sacco di opportunità». È possibile che l'ingaggio di un driver diminuisca più si aspetta? «Forse. Non dimenticate, tutti vogliono guidare per la Ferrari. Dobbiamo aspettare e vedere. La mia scelta preferita sarebbe, ovviamente, di tenere Felipe, perché è un ragazzo molto bravo, molto fedele alla squadra, e quando si guarda in giro non ci sono tanti piloti subito pronti per il cambio. Ma, naturalmente, abbiamo bisogno di buoni risultati da Felipe, ecco perché noi non abbiamo fretta, dobbiamo prendere la decisione giusta per la squadra. Non appena avremo tutto chiaro in mente, lo annunceremo ufficialmente per mettere a tacere le voci una volta per tutte. Quando saremo pronti…». Che ruolo gioca Kimi Raikkonen nelle vostre considerazioni? Sicuramente con lui il passaggio sarebbe immediato... «Kimi è un pilota molto veloce e tutti sanno come lo valuto. Ma se faccio un commento adesso sarà preso come una risposta diretta. Come ho detto, non c'è fretta e si prenderà la decisione giusta al momento giusto». Può essere naturale per i top driver stare davanti al loro compagno di squadra, ma l'eccesso può demotivare il "numero due". Ha demotivato Felipe quando Fernando mostra troppo i muscoli? «Difficile da dire. Quando è in pista un pilota deve darsi da fare e spingere. È nella natura della squadra che si debba trovare il giusto equilibrio tra i due uomini che si trovano nell'abitacolo per lavorare bene insieme. Non credo che questo sia un problema reale». I media hanno sollevato un bel polverone sul manager di Alonso visto al camper Red Bull in Ungheria... «Questo fa parte del gioco psicologico, per chi segue queste cose. Onestamente non mi preoccupa. Il fatto è che siamo totalmente uniti per vincere e abbiamo un contratto per un lungo periodo di tempo; tutte queste storie sono semplicemente irrilevanti. Ho il privilegio di guardare queste cose con un certo distacco, quindi me la rido pensando ai poveretti che leggono questo genere di cose. Se davvero sapessero la verità, non starebbero a leggere queste cose assurde».

Come affrontare il futuro

Con un certo numero di questioni problematiche da affrontare, come stai affrontando il resto della stagione? Cosa c'è in cima alla vostra lista di cose da fare? «Quella di dare a Fernando e Felipe una macchina migliore. Questa è la priorità numero uno. Poi migliorare l'organizzazione per avere successo. La prossima settimana James Allison (l'ex DT Lotus, ndr) si unirà a lavorare insieme a Pat Fry, così l'organizzazione sarà risolta completamente e siamo in grado di pensare al futuro». Monza dovrebbe essere una gara assolutamente da vincere per la Ferrari... «Beh, sì, Monza è qualcosa di speciale in termini di situazione, di pressione, e di sicuro vogliamo fare bene lì. Sappiamo che una vittoria a Monza è molto speciale. L'ultima volta è stato nel 2010 - e, sì, era speciale. Ma noi non siamo così attaccati a un singolo risultato: solo se significa che ci stiamo avvicinando alla lotta per il campionato. Che poi sarebbe davvero fantastico. Il risultato di Spa è andato in quella direzione. Quindi, se saremo in grado di accelerare il passo in termini di miglioramento della macchina per il resto della stagione, lo faremo. Noi non molleremo fino a quando la matematica dirà che non possiamo vincere, perché dobbiamo essere pronti quando si presenta l'occasione. Altrimenti potremo biasimare noi stessi per non essere pronti». E per la Ferrari del 2014? Qual è lo stato delle cose? Quante risorse avete già dedicato per la prossima stagione? «Settembre è il mese in cui fondamentalmente passeremo a lavorare sul progetto 2014, che è molto complesso. Alla fine di settembre ci dedicheremo praticamente tutti a questo, a seconda, naturalmente, di come sarà la situazione con il campionato». Può la vostra posizione in campionato effettivamente essere un vantaggio per voi nel 2014, se al contrario tutte le persone coinvolte nella lotta per il titolo attuale dovessero stare legate alla vettura 2013 più a lungo? «Tutti i top team sanno che se vogliono essere forti nel 2014, allora devono iniziare molto presto a dedicarvi delle risorse, in quanto si tratta di una questione molto complessa, soprattutto per le grandi squadre. La mia ipotesi è che potremmo vedere enormi sorprese nella prossima stagione in termini di gerarchie. A mio parere, e per quanto mi ricordo, i cambiamenti che stiamo affrontando sono i maggiori che abbiamo mai avuto in Formula Uno. È davvero importante affrontarli bene, altrimenti sei perduto».

Il ruolo in Ferrari

Con tante difficoltà da superare, è ancora una buona cosa essere team principal della Ferrari? «Bella domanda. Sì. Alla fine della giornata c'è una cosa che è sorprendente: nonostante quello che a volte è possibile leggere in alcune sezioni dei media, la passione - la passione positiva - intorno alla Ferrari è incredibile. Questo è qualcosa che ti rende orgoglioso di essere qui a combattere. È una cosa unica. Vi posso assicurare che ci sono un milione di persone che vorrebbero sedersi su questa sedia - e in questo momento ci sono io. Io cerco di fare il massimo per il bene di questa fantastica squadra». Tu dici che a un milione di persone piacerebbe sedersi su questa sedia, ma quanti possono davvero farlo? «Non così tanti». Che cosa ci vuole per essere team principal Ferrari? «Beh, ci sono tanti strateghi del lunedì mattina là fuori che il giorno dopo la gara sa esattamente come sarebbe dovuta andare, ma non è sufficiente. Così come ho detto: non così tanti. Devi essere consapevole della posizione, della responsabilità e del peso. Prendere o lasciare, ma quello che abbiamo e tutto ciò che accade o non accade qui è moltiplicato per una grandezza incredibile. Quindi non è facile gestire questa pressione». Qual è allora la tua più grande forza che ti permette di sopravvivere in questa posizione? «In primo luogo, che io sono completamente dedicato a questa azienda, e in secondo luogo, che cerco di essere molto aperto e diretto. Non ho nulla da nascondere. Niente di personale, solo professionale, per il bene della squadra».