La Red Bull è convinta di vincere l'appello contro l'esclusione di Daniel Ricciardo dal secondo posto del Gp Australia. È quanto sostiene il team principale della squadra, Christian Horner che ne ha parlato con il giornalista inglese Adam Acoro per che ha riportato la notizia sul proprio blog. Ricciardo e il team, come sapete, sono stati accusati di aver ecceduto il limite di consumo dei 100 kg/h di benzina in modo "costante" per tutta la gara, come scritto dai commissari Fia. Ma Horner sostiene invece di essere nel giusto. Il retroscena, che abbiamo già spiegato ieri in questo articolo, è dovuto al fatto che fin dal venerdì il flussometro della FIA non funzionava sulla macchina di Ricciardo e il team si era rifiutato di far applicare al calcolo del flussometro un fattore di correzione suggerito dai commissari perché a loro parere avrebbe comunque sballato i calcoli di consumo. E quindi ha usato i propri strumenti di rilevamento consumo - nella telemetria Renault e Red Bull - per calcolare i 100 kg/ora. Il problema è che in caso di discordanza la Fia prende per buoni solo i calcoli del flussometro Fia e non quelli personali del team. Ma Horner vuole dimostrare che la strumentazione Red Bull e Renault è precisa mentre quella della Federazione no, quindi la squalifica non ha motivo di essere. Ecco perché ha fatto appello contro la squalifica. Ed ecco quel che dice Horner, che anticipa la sua linea di difesa: "Spero che il processo dimostri chiaramente che la nostra macchina funzionava in modo conforme alle regole. Fin dai primi test i flussometri della Fia hanno creato problemi e i loro dati erano discrepanti con i nostri rilevamenti. Per noi il sensore della Fia era in errore: e lo diciamo sulla base della quantità di carburante che il sistema di iniezione manda al motore, che è un componente altamente calibrato e che non ha mai dato segno di errore per tutto il week end". "Non avremmo ricorso in appello e non fossimo stati convinti delle nostre misurazioni. E comunque non credo sia colpa del pilota nè del team, noi abbiamo rispettato il limite del quantitativo di benzina imposto dalle regole e i documenti che sottoporremo al processo d'appello lo dimostreranno". Horner continua spiegando perché era difettoso il flussometro Fia. "Ha smesso di rilevare bene il passaggio di benzina già al venerdì; l'abbiamo rimpiazzato con uno nuovo al sabato che ha smesso di funzionare durante le qualifiche. Allora ci è stato chiesto di rimettere quello del venerdì e di applicare un fattore di correzione al calcolo rilevato. Per noi quel fattore di correzione suggerito dalla Fia non era corretto e in gara ci siamo a corti che c'era una fonte discrepanza tra il flusso di carburante che leggeva il sensore Fia e la reale portata del carburante che passava nel sistema di iniezione del nostro motore, rilevato dalla nostra telemetria. Abbiamo scelto di fidarci dei nostri dati". Poi Horner accusa: "Quella della Fia è una tecnologia immatura, non ci si può fidare di quei flussometri che si sono dimostrati problematici in tutte le sessioni in cui li abbiamo usati". Horner però ammette di essere stato avvisato dai tecnici Fia durante la gara del consumo eccessivo rilevato dal flussometro Fia e di avere ignorato l'avvertimento. "Ci fidavamo di più dei nostri dati che dei loro. Perché dovevamo togliere potenza al motore per consumare meno quando la nostra telemetria ci diceva che eravamo entro i limiti regolari?". Per Horner le corse rischiano di essere falsate in partenza. "Alla fine con quei sensori il risultato finale puo essere deciso da una taratura più o meno precisa dello strumento". Vedremo se il tribunale d'appello darà ragione alla tesi Red Bull e se restituirà i punti a Ricciardo o no. Ma intanto prima della prossima gara, i flussometri dovranno essere di certo tarati con maggior precisione.