Jean Todt, presidente della Fia, non capisce tutto questo accanimento sul rumore delle nuove F1. Per lui va bene così. Lo trova "affascinante". E sostiene che questo sollevamento popolare contro la nuova F1 è colpa della abitudine sbagliata dei giornalisti di criticare sempre e comunque le cose. Lamentarsi quando le cose restano sempre uguali e contestare le novità quando invece si introduce un cambiamento. In una intervista esclusiva al TG1 trasmessa sabato, Todt però è stato ampiamente possibilista e stranamente aperto: «Se il rumore non piace e i team sono d'accordo, possiamo anche cambiarlo», ha detto al giornalista della Rai, Marco. Franzelli. Ma come? Non è così facile adesso se lo scarico deve essere singolo e c'è il turbo in mezzo a far da "filtro-silenziatore". In realtà quelle di Todt sono parole diplomatiche. Per non apparire a tutti i costi oltranzista, ha aperto uno spiraglio dopo una valanga di critiche (persino da parte di Ecclestone). Ma soltanto per forma, secondo noi. La nostra impressione è che Todt non ci pensi nemmeno ad apportare cambiamenti a questo regolamento che ha imposto e difeso con tenace caparbietà. Questo ci permettiamo di dirlo con ragionevole sicurezza perché proprio poche ore dopo quell'intervista al TG1 registrata a metà settimana, abbiamo avuto modo di incontrare di persona Jean Todt, venerdì sera a San Marino. Nel corso della premiazione dei piloti della piccola repubblica del Titano, dove Todt è presidente onorario della federazione del piccolo Stato. E lì l'abbiamo interpellato brevemente sulla questione "rumore" delle nuove F1 e sui nuovi regolamenti. Lì, senza telecamere davanti, tutto quel "buonismo" che traspariva dalle sue parole televisive era completamente scomparso. Todt con noi è stato categorico. Ci ha detto: «Io il rumore delle nuove F1 lo trovo affascinante». E ci ha fatto capire chiaramente che considera colpa dei giornalisti aver amplificato queste critiche alle nuove regole condizionando il pubblico degli appassionati. La sua è stata una difesa netta dei nuovi regolamenti. Sostiene che qualsiasi cambiamento ha bisogno di tempo per essere accettato ed esprimersi al meglio. E ha ricordato che anche tanti anni fa proprio a Melbourne, alla prima gara con le nuove monoposto del 2009 (quelle con aerodinamica parzializzata) ci furono tante critiche che poi col tempo sono rientrate. Sarà, certo che Todt non ha compreso forse bene che il ruolo dei giornalisti non dev'essere quello di compiacere il potere, ma di interpretare il pensiero degli appassionati e dar voce alle opinioni della gente. Il diritto di critica è sacrosanto e va salvaguardato. Perché è l'unica cosa che può stimolare i potenti ad affrontare e modificare le decisioni sbagliate. Alberto Sabbatini