Un estratto dall'intervista a cuore aperto a Felipe Massa pubblicata sull'ultimo Autosprint in edicola, il n.31 del 5 agosto.

Felipe, un anno dopo. È cambiato il colore, bianco e strisce al posto del rosso. È cambiato il compagno di squadra, da un latino imbronciato a uno scandinavo sorridente, alla faccia degli stereotipi. Cambiato l’ambiente, le aspirazioni, i regolamenti, tutto. L’unica cosa che resta sempre uguale, o quasi, è un piccolo numero. Il rapporto fra i punti raccolti finora da Bottas e quelli di Felipe, 2,37; così simile a quel 2,18 di un anno fa, prima della pausa estiva, fra Alonso e Massa. Un po’ più del doppio.

Massa si dà da fare, segna persino l’unica pole non-Mercedes dell’anno, ma gli altri fanno i risultati. E il bello - o il brutto - è che stavolta fai fatica a dargli la colpa, a rivedere le tracce di quell’apatia da corsa che in Ferrari, negli ultimi anni, lo aveva messo al centro delle polemiche di mercato. Certo, si potrebbe discutere all’infinito sulle responsabilità sue e di Magnussen al via di Hockenheim, ma è difficile trovargli delle colpe quando Raikkonen, al via del Gp inglese, gli rimbalza addosso come un proiettile impazzito. Brodino di consolazione, prima delle vacanze, il quinto posto di Budapest. Una gara quasi anonima in mezzo a tanta animazione.

- Felipe, cosa passa nella testa di un pilota in periodi come questi? Il senso della persecuzione, o piuttosto la sensazione che le cose cambieranno?

«Niente. Io penso solo che finirà, sicuramente. Di momenti difficili ne ho già passati, ma questo è diverso. Non sono riuscito a finire tante gare perché sono successe cose che non erano tanto relative a me. Ma non c’è un motivo per cui non debba finire. La cosa importante è che abbiamo una vettura competitiva, che io stesso sono competitivo. È tutto quello che mi interessa, fare il massimo che la macchina può fare. E poi, l’importante è che non succeda ancora quello che in alcune gare mi ha tolto punti importanti».

- In Canada c’è stata una svolta tecnica. Che cosa è successo esattamente?

«Abbiamo lavorato di più sulla macchina. Pezzi nuovi, certo, ma più che altro abbiamo capito molte cose dal lato dell’assetto. Siamo riusciti a migliorare tanto, ad avere una monoposto più equilibrata. In sostanza, si tratta di regolazioni meccaniche».

- Prima andavate forte solo dove c’erano rettilinei. E adesso?

«Adesso siamo competitivi anche negli altri punti. È quello che avevo detto dal primo giorno in cui avevo guidato la Williams: è una vettura costruita molto bene, ma c’erano tante cose da capire per renderla veramente competitiva. C’è voluto un po’, ma ci siamo riusciti. E c’è ancora tanto da migliorare. In Ungheria avevamo uno sviluppo importante, peccato che io abbia potuto usarlo solo a metà. Avevo dovuto usare il vecchio fondo scocca, perché quelli nuovi si erano tutti rotti nelle gare precedenti...».

- Hai sempre detto che la Williams, rispetto alla Ferrari, è un altro pianeta. Puoi fare un esempio concreto?

«Devi pensare che tante cose sono cambiate anche dentro a questa squadra. Persone che sono state chiamate per una ristrutturazione profonda. Io sono stato parte di questo processo, che ha comportato anche prendere tanta gente da altre squadre, persone importanti per far crescere la squadra dal lato giusto. Parlo di Pat Symonds, il direttore tecnico, che è stato il primo arrivo e sicuramente ha fatto un lavoro molto importante. Poi ci sono i capi che hanno voluto passare al motore Mercedes, un’altra decisione fondamentale. C’è il lavoro sul marketing, per creare una nuova immagine della squadra. E infine tutti quelli, io compreso, che hanno capito la direzione in cui lavorare e hanno contribuito a un grande sviluppo, in questi mesi».

- Facciamo un gioco: se un giorno dovessi tornare alla Ferrari, c’è qualcosa che diresti di cambiare assolutamente? 

«Sì, ma non te lo dirò mai... Non so neanche se succederà; ma se un giorno dovessi cambiare squadra, porterei tutta l’esperienza che ho fatto in Williams...».

Alberto Antonini

L'intervista completa su Autosprint n.31 del 5 agosto in edicola.