Nei test precampionato appena conclusi a Barcellona, molti appassionati hanno chiesto come mai la Ferrari non riuscisse a fare così tanti chilometri come la Mercedes. In realtà dipende anche da come si impostano le prove e cosa si vuole ricercare, e non da capacità o volontà. In Mercedes volevano "andare a caccia" di problemi di affidabilità - ovviamente per risolverli prima che si manifestino in gara - e così hanno girato a più non posso. La Ferrari invece non aveva bisogno di migliorare l'affidabilità, almeno non come primo obbiettivo: meglio accumulare dati ai fini di rendere la macchina più veloce possibile, per loro. Dunque come siano state impostate esattemente queste prove da parte Ferrari, ce lo spiega meglio Simone Resta, capoingegnere del team: «Nel complesso, in questi giorni abbiamo seguito il programma già impostato, basato sullo sviluppo e la messa a punto delle varie componenti e delle strategie. Abbiamo anche portato avanti misurazioni aerodinamiche in funzione degli elementi che saranno sviluppati in galleria del vento, così come prove di hardware e assetti, collaudando inoltre diverse soluzioni di pneumatici». Resta ci fa anche capire come mai, a parte quelle dovute a problemi specifici (pur se non tutti rivelati) gli intervalli fra un'uscita in pista e l'altra sono spesso stati abbastanza lunghi: «Ci sono state, nel programma, pause per lo più pianificate per la sostituzioni di parti arrivate alla fine del loro ciclo di utilizzo. Sono state effettuate molte prove di partenze, ma non ancora una simulazione di gara, sempre in accordo con i nostri piani. I piloti confermano un buon feeling con la vettura e il lavoro sugli assetti è servito a migliorare queste sensazioni, ma anche ad adattarsi alle condizioni meteo che variavano continuamente».