F1 riservata alle donne, Mouton: studieremo l’idea di Ecclestone

F1 riservata alle donne, Mouton: studieremo l’idea di Ecclestone
L’ex rallysta si dice comunque scettica, mentre per Carmen Jorda sarebbe la risposta giusta ai detrattori

3 aprile 2015

L’idea è stata buttata lì con la consueta nonchalance che contraddistingue le proposte di Bernie Ecclestone: un mondiale riservato alle donne, da correre in concomitanza con i gran premi di Formula 1, per attrarre sponsor e dare una vetrina alle pilotesse. Ci sarebbe parecchio da discutere sulla necessità della proposta, inutile se si pensa al bisogno di un’altra formula propedeutica, con interrogativi enormi sull’essenza stessa del concetto di competizione sullo stesso livello. Se vai forte, non serve un campionato ad hoc per metterti in luce. Le reazioni sono state decisamente tiepide e comprese tra il «non è il modo giusto di procedere» espresso da Susie Wolff e il tweet di Tatiana Calderon, giovane impegnata nel campionato di Formula 3 che scrive: «Non c’è bisogno di una F1 per le donne, siamo in grado di competere al più alto livello del motorsport! Una volta che si abbassano le visiere siamo tutti piloti». Come darle torto. Ammettere il bisogno di una serie riservata, vorrebbe dire implicitamente ammettere una situazione svantaggiata per le donne e legata a capacità tecniche e fisiche inferiori, tali da giustificare un percorso alternativo. Siamo quasi alle quote rosa in griglia. Eppure, agli scettici si contrappongono le voci favorevoli, come quella di Carmen Jorda, da quest’anno pilota di sviluppo del team Lotus, insieme a Fong. «Perché gli sponsor non spingono per avere donne in F1? Perché tutti sognano di vincere e credono che una donna non possa riuscirci. E’ per questo che ritengo un campionato di Formula 1 per donne la giusta risposta, e ci sono importanti sostenitori di quest’idea», ha commentato. Quel che è certo è la predisposizione di uno studio da parte della Fia, annunciato dalla presidente della F1 Commission per le donne nel motorsport, l’ex pilota Michèle Mouton: «Non scarteremo l’idea senza prima un dibattito appropriato e una ricerca. Ma per quella che è la mia esperienza da pilota, credo fermamente che le donne vogliano competere su un piano uguale a quello degli uomini. Hanno dimostrato nel corso dei decenni che è possibile, seppur solamente per poche», ha aggiunto la rallysta in grado di agguantare quattro vittorie nel mondiale rally tra l’81 e il 1982 (Sanremo, Portogallo, Acropoli e Brasile) al volante di un’Audi Quattro. «Le corse sono uno degli sport – insieme alla vela e all’ippica – nel quale uomini e donne gareggiano fianco a fianco, con le stesse regole e classifiche. E’ un campo di gioco che fornisce un indicatore veritiero delle prestazioni e spinge gli atleti a essere i migliori al mondo, indipendentemente dal sesso. Dobbiamo continuare la promozione di un motorsport aperto a tutti, con pari prospettive e potenzialità di aver successo», ha ribadito la Mouton. f.p.

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