Durante la conferenza stampa dei rappresentanti di costruttori e team coinvolti in Bahrain, Maurizio Arrivabene è stato particolarmente "bersagliato": non nel senso di "aggredito", intendiamoci, ma perché molte domande sono state poste a lui. Domande di svariati generi e che riguardavano non solo il presente, ma anche il futuro della Ferrari, alle quali ha risposto con la sua consueta franchezza e pure qualche battuta. Ma vediamole. - Maurizio, pensi che in questo momento siete col fiato sul collo della Mercedes? «Se mi mettessi a dirvi che stiamo andando a vincere il campionato, pensereste che sono fuori di testa, come un balcone ("like a terrace in the house", dice testualmente, ndr). Stiamo tornando e naturalmente siamo contenti, stiamo seguendo il nostro programma, ma credo che la Mercedes sia ancora una squadra superforte». - Sei stato molto a lungo con il team Ferrari con varie funzioni: cosa pensi stia portando Sebastian Vettel alla cultura del team? «Sono l'entusiasmo e la passione, come tutti gli altri ragazzi. Devo dire che un pilota così dedicato alla Ferrari, sta rendendo il nostro lavoro facile. E soprattutto, ha detto molte, molte volte che fin da quando era bambino sognava la Ferrari e gli era sempre piaciuta. Certo, l'anno scorso gli era impossibile dirlo, ma ora si è liberato e sta dicendo la verità. Poi come pilota è molto, molto forte, e molto preciso. Parecchi giornalisti mi hanno chiesto di lui e di Michael: ho detto che la cosa che hanno in comune è la cultura, ma poi sono due piloti diversi con due caratteri diversi. Ma comunque, quando riconosci questo, c'è lo stesso qualcosa in comune. Penso che questo si basi… che sia una base culturale. Non ha nulla a che fare con la loro personalità». Quando viene data la parola ai giornalisti in sala, interviene un collega mediorientale. - La mia domanda è per Maurizio: uno dei principali problemi per Ferrari negli ultimi anni è stata la mancanza di correlazione tra i dati della galleria del vento ed i numeri da pista. Questo problema è stato risolto? La macchina funziona come previsto? «Sì, ora la macchina funziona come previsto. Penso che abbiamo... lo scorso anno lo staff tecnico è stato incaricato di sviluppare la macchina in galleria del vento, stavano facendo un sacco di lavoro per assicurarsi che tutto andasse bene, e ora la corrispondenza tra i dati che abbiamo in pista e la galleria del vento è buona. Siamo contenti». Viene poi posta una domanda a tutti i team principal sul fatto che Max Mosley aveva detto che, per evitare l'implosione della F1, pensava che i contratti esistenti potessero essere strappati e il denaro essere redistribuito in modo più equo. Ovviamente le risposte sono state direttamente correlate alla situazione delle singole squadre rappresentate - c'è stato chi ha detto che più si andava avanti in griglia e meno si era d'accordo con Mosley - e dopo che Toto Wolff ha parlato di "scenario irrealistico" e che i contratti possono piacere o meno, ma sono in essere e al limite si può fare meglio quando scadono, Arrivabene risponde così. «Sono d'accordo con Toto, il contratto è lì. Ma se Max ha un'idea di rompere il contratto, voglio chiedergli che cosa ha intenzione di fare, senza una squadra come la Mercedes o la Ferrari. Dopo può organizzare un campionato divertente e poi può distribuire il denaro». Quindi si parla della continuità e dei piani di successione futura nelle varie squadre. - Maurizio, tu hai appena iniziato, ma hai un piano di successione? «Per quanto riguarda me? Sono appena arrivato, dai! Prima di tutto devo chiedere scusa: prima ho detto un campionato senza la Ferrari e la Mercedes, ma naturalmente mi riferisco a tutti i costruttori storici, con tutto il rispetto per tutti qui. Rispondendo alla tua domanda, in tutte la compagnie, quelle che vengono chiamate Compagnie con la C maiuscola, è normale che si disponga di un piano di successione. Non è nulla di nuovo, è qualcosa che fa parte dell'impegno che chiunque, tutti quelli che hanno una posizione importante, deve rispettare. Per me, un piano di successione è parte del lavoro che si deve fare. Non per me ancora, spero». A questo punto interviene il collega Luigi Perna della "Gazzetta". - Domanda per Arrivabene: ieri a Kimi Raikkonen è stato chiesto del suo futuro in Formula Uno e la possibilità di andare avanti con la Ferrari, e lui ha risposto che stava alla Ferrari decidere, alla fine. Può dirci qualcosa al riguardo? «Avete visto - dice divertito - sono solo gli italiani che mi chiamano Arrivabene. Tutti mi stanno chiamando Maurizio. Gli italiani mi chiamano Arrivabene, è molto formale. Tornando alla domanda, è presto per parlare... Volete sapere cosa ho detto a Kimi? Mi stava parlando del contratto e gli ho detto: "Dipende dalle tue prestazioni". E Kimi, lui è il tipo di persona che apprezza quando gli si parla in maniera molto trasparente e dritto in faccia. Kimi lo sa, ora è presto per parlare di questo, al momento. Sono contento delle prestazioni di Kimi, ma ha bisogno di spingere e lui lo sa». A questo punto un altro collega è un po' imbarazzato su come chiamare il DS Ferrari. - Maurizio, o Mr Arrivabene, abbiamo visto che facevi parte di un "muro umano", una specie di barriera calcistica davanti alla macchina di Sebastian, a fine sessione, dopo che aveva rotto l'ala anteriore. È questa l'idea della Ferrari di essere più aperta e accessibile a fans e spettatori? «Normalmente, dato che alcune parti della vettura sono molto sensibili, cerchiamo di fare del nostro meglio per fare in modo che non vi siano 10.000 telecamere come successo. Loro cercano di scoprire cosa sta succedendo. La vera sorpresa che a volte è tattica questa cosa. Abbiamo fatto muro, ma non c'era niente da vedere. E io ero lì perché ero curioso». - È proprio quello che intendevo. Ovviamente non sei così ingenuo da pensare che le altre squadre non abbiano foto molto dettagliate di ogni parte della vostra macchina, in ogni caso. Quindi davvero, in ultima analisi, non stavate solo bloccando la vista delle telecamere? «Sì, hai ragione. I cameramen sono lì per fare il loro lavoro, ovviamente, ma a volte sono troppi e a volte girano per il box a prendere video, ma non con l'intenzione di condividere qualcosa con un altro team. Lo fanno così. In questa occasione abbiamo avuto un problema, un problema reale sui freni ed i ragazzi, naturalmente, hanno cominciato a coprire. Forse è una cattiva abitudine, ma io ero lì per stare con loro, ma a guardare i freni di Seb e cercare di capire. Io non sono ingenuo, io sono nuovo, ho bisogno di imparare». - Maurizio, abbiamo sentito Sebastian dire al termine della sessione, dopo l'incidente con Sergio Perez, che stava lottando per rallentare la macchina. Hai avuto la possibilità di vedere cos'è successo, o c'è qualche problema identificato? «No, prima stavamo guardando la telemetria e abbiamo visto qualcosa di sbagliato con i freni. Questo è stato il motivo per cui stavamo indagando e i ragazzi hanno tolto la copertura in fibra di carbonio per capire meglio. Questo è quello che abbiamo visto dalla telemetria, ma stiamo ancora cercando i motivi». Si conclude quindi con una domanda di tutt'altro genere, ma interessante per fare capire come molti stiano cercando tutte le maniere, anche "alternative", per dare maggior interesse alle gare. - Credi che il rifornimento di carburante dovrebbe ritornare in F1, per dare una nuova sfida ai progettisti e rilanciare lo spettacolo, e fare la differenza nelle strategie di gara? «Dipende, perché non è una questione personale… Sembra facile dire di sì al rifornimento o no al rifornimento. Bisogna pensare a quello che sta succedendo, in merito alla questione se lo si deve fare. Ciò significa cambiare un sacco di regole che sono collegate al motore. Naturalmente coinvolge il telaio della macchina, quindi è qualcosa che è più complicato da discutere. Non è solo una questione di essere d'accordo o no. Naturalmente, se chiedi a qualcuno chi vorrebbe vedere le macchine col rifornimento, diranno di no. Ma non credo che sia una questione di rifornimento sì, o rifornimento no: è una questione di ciò che ci accingiamo a fare in futuro e questa è una materia che sta per essere discussa con lo "strategy group"».

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