Hamilton: "Per me non cambia nulla"

Nella conferenza piloti del giovedì, il pilota inglese dice la sua sulle nuove regole d'ingaggio stabilite dalla squadra Mercedes

Maurizio Voltini

7 luglio 2016

Come facilmente prevedibile, Lewis Hamilton è stato il pilota più coperto di domande in assoluto alla conferenza stampa con i piloti che ha preceduto la gara di Silverstone, e non solo perché inglese, ma anche per i fatti di Spielberg che hanno portato al comunicato Mercedes in cui si parla di più severe regole d'ingaggio fra i due piloti del team.

La prima domanda tuttavia riguarda la situazione di campionato, e Lewis risponde: «Non credo sia una battaglia soltanto a due (ovviamente riferendosi a sé e a Rosberg, ndr), è ancora troppo presto. È sempre stato così dall'inizio e la Ferrari è ancora lì: Sebastian ha avuto un paio di gare sfortunate, con alcuni problemi, ma loro sono sempre una forza con cui fare i conti. Sicuramente quella in cui ci troviamo è una posizione favorevole, in passato abbiamo avuto momenti peggiori, e per quanto mi riguarda anche se sono indietro di 11 punti non è impossibile recuperare, da parte mia».

Entrando più nello specifico delle nuove regole d'ingaggio e dei deterrenti accennati dalla Mercedes (si è sentito parlare perfino della possibile sospensione per una gara), Hamilton prosegue: «Credo che il mio destino sia sempre stato in mano mia e quindi non cambia nulla. Io cercherò di correre come ho sempre fatto finora. Non ci saranno ordini di scuderia e penso che questo sia grandioso per gli appassionati. I deterrenti? Non mi fanno paura. Anche se forse dovrei invece dire di sì…».

Su quali linee guida siano state date ai piloti da Toto Wolff, Hamilton chiude tutte le porte: «Purtroppo tutto quello che è stato detto fra noi è privato e riservato, non posso dirlo, ma quel che conta è che potremo ancora competere e gareggiare l'uno contro l'altro». E se fossi tu a dover gestire da team principal una situazione come quella attuale? «Personalmente penso sarei in una posizione migliore rispetto a tanti altri, perché sono stato pilota e quindi saprei cosa fare durante la gara, saprei in quale posizione ci si trova. Per chi guarda dall'esterno è difficile capire quali siano le difficoltà quando guidi in gara a 300 all'ora. Io comunque non darei ordini di scuderia, perché correre e attaccare è il motivo per cui tutti siamo qui. Dopotutto sono state solo tre o quattro le gare in cui io e Nico abbiamo avuto problemi, su 60 di successi: mi sembra una percentuale molto bassa». 

Relativamente invece alla reazione di disapprovazione del pubblico austriaco, quando era sul podio? «Non mi ha toccato, non del tutto. Mi è stato detto in seguito che molti non avevano visto direttamente quello che era accaduto e che il commentatore aveva riferito che ero andato addosso a Rosberg, per cui capisco la reazione, ma se anche continuassero a pensarla allo stesso modo non mi cambia nulla».

Ma quando fai queste battaglie in pista, cosa ti passa per la mente? Cosa conta di più, fra riflessione, analisi, preparazione, intuito e quant'altro? «Credo che più hai di tutti questi elementi e più ti aiuta. Indubbiamente a certe velocità non hai il tempo di pensare alle manovre che devi compiere, per cui in questo senso ti serve l'intuito che ti deriva da una buona preparazione precedente. Poi cerchi di individuare i punti di debolezza del tuo avversario e provi a sfruttarli, e quando cerchi di eseguire una manovra di sorpasso vai anche a calcolare le possibilità che questo possa effettivamente avere successo. Se non fai tutte queste cose, non sei un vero pilota».

Fra le varie domande su cosa comporti correre in casa, sulla pressione del pubblico e così via, rivolte anche agli altri piloti inglesi in prima fila alla conferenza stampa, si fa presente a Hamilton che qui a Silverstone lui e Mansell hanno vinto entrambi per tre volte e quindi sarebbe l'occasione di scavalcarlo. «Davvero? - risponde - Credevo che fosse a quota 4». Al che gli si fa presente che effettivamente Nigel ha vinto 4 volte il GP inglese, ma una a Brands Hatch. «Ah, ecco. Comunque non saprei che dire, rifatemi la domanda dopo che avrò vinto…». 

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