“Non fa gridare al miracolo ma per un debutto così improvvisato non c’è davvero male: settimo posto in qualifica, ottavo alla fine. Certo, senza i ritiri sarebbe finito fuori dai punti: ma considerato l’errore in partenza e i problemi col traffico dopo, può dirsi soddisfatto”. Questa la prima pagella di Sebastian Vettel in Formula 1, scritta da Alberto Antonini su Autosprint uscito in edicola il 19 giugno 2007.

Ironia della sorte ora sono entrambi in Ferrari. Alberto come capo ufficio stampa della Scuderia Ferrari, Seb, ovviamente come pilota. Alzi la mano chi, ormai la bellezza di dieci anni fa, ci avrebbe scommesso sopra un euro. O chi avrebbe puntato sulla vittoria di ben quattro titoli mondiali di quel ragazzino tedesco dalla faccia pulita (“Pel pampino”, gli affibbiarono poi non troppo affettuosamente alcuni appassionati) chiamato di corsa da BMW Sauber a sostituire l’incidentato Robert Kubica al GP di Indianapolis.

Coincidenze. Come la stessa provenienza di Vettel e Kubica, entrambi passati dalla nave scuola World Series Renault. Seb a Indianapolis stava per compiere 20 anni e quell’8° posto a Indy fece capire agli occhi di falco del paddock che le potenzialità c’erano tutte. Ingaggiato da Toro Rosso per sostituire Scott Speed in rotta con la squadra, Seb corse con il team di Faenza gli ultimi sette gran premi della stagione. Racimolando 6 punti ma soprattutto un 4° posto al GP di Cina. Mentre Kimi Raikkonen si avviava a vincere il suo primo, nonché al momento unico, titolo mondiale con la Rossa.

Da tre stagioni sono compagni di squadra e ora si preparano ad affrontare il GP d’Azerbaijan, dove nel 2016 Seb colse un secondo posto in un’annata senza vittorie. Periodo difficile per uno come lui: quattro titoli mondiali consecutivi con Red Bull dal 2010 al 2013 e 45 vittorie. Le ultime sei con Ferrari, di cui tre durante questa prima, incoraggiante, metà di stagione. 

Il 3 luglio “Baby Schumi”, come l’avevano subito battezzato i media tedeschi, compie 30 anni e di baby non ha proprio più nulla, tranne forse il broncio quando la gara non va per il verso giusto. Chissà che non festeggi con un successo a Baku.