Spartizione dei premi e power unit. Sono i temi destinati ad accompagnare i prossimi 12 mesi, quelli che dovranno portare a definire le caratteristiche dei motori da utilizzare in Formula 1 dopo il 2020 e tracciare nuovi equilibri tra le scuderie, per offrire un po' di respiro ai piccoli team. L'idea del limite di spesa in linea di principio è accettato come una necessità, sarà sulla materiale applicazione e la transizione verso strutture più snelle che dovranno trovarsi gli equilibri tra i team e giungere a siglare un nuovo Patto della Concordia.

Toto Wolff torna a discutere delle divergenze tra il fronte compatto dei motoristi oggi in Formula 1 e le prospettive annunciate da Liberty Media e avallate dalla FIA, per agevolare l'ingresso di nuovi protagonisti. E, sul tavolo, lancia un'idea alla quale lavorare. Il nodo tecnico è sulla presenza o meno del sistema di recupero dell'energia dal turbo, l'MGU-H.

«Non ritengo ci siano enormi barriere tra tutti noi sul tema del motore. Loro (Liberty Media; ndr) riconoscono che dovrà essere altamente tecnologico, noi non vogliamo sviluppare un motore completamente nuovo, perciò siamo sufficientemente allineati. Credo di troviamo a metà strada. Non ci piace l'eliminazione del MGU-H, un componente altamente tecnologico, preferiremmo piuttosto fornirlo ad alcuni dei team che non hanno la tecnologia per realizzarlo o ad alcuni dei loro fornitori. Il diavolo sta nei dettagli, ma le discussioni procedono nel modo giusto», anticipa, intervistato da Espn.

Sergio Marchionne ha ribadito la serietà della minaccia Ferrari, di un addio alla Formula 1 che rinunciasse a importanti fattori di differenziazione tecnica nella costruzione delle power unit. Toto Wolff, in modo meno esplicito conferma di trovarsi sulla stessa lunghezza d'onda: Formula 1 sì ma non a qualsiasi condizione. «Sono discussioni appena iniziate in modo amichevole, siamo consapevoli che potremmo avere delle opinioni diverse, ma alla fine, per il bene della Formula 1, troveremo le soluzioni giuste.

Sergio è piuttosto schietto e diretto, va dritto al punto. Ha detto che non accetterebbe certe cose ed è il suo modo di affrontare le cose, in linea di principio condivido la sua opinione. Ho detto ad Abu Dhabi che amiamo la Formula 1, che siamo qui per restarci, ma dev'esserci il giusto contesto, dalla struttura della governance all'assetto regolamentare, dovrà essere gestito tutto nel modo corretto e faremo sentire la nostra opinione se riterremo che le cose non vadano nella giusta direzione».

Parole chiare arrivano anche in materia di riduzione dei costi, ripartizione dei proventi e vincoli alle strutture che i pochi, grandi, team possono mettere in campo: «La redistribuzione dei premi è il vero elefante nella stanza. E' il tema di discussione più importante dopo il 2020, è chiaro che dobbiamo trovare una struttura che funzioni per tutti, visto che alcuni dei team più piccoli sono in difficoltà sul fronte delle entrate.

Noi non siamo contrari a una limitazione dei costi, purché si intervenga nel modo giusto e ci sia un'introduzione con un sistema ragionevole. Non taglieremo del 30% il nostro personale da un anno all'altro e non sacrificheremo con leggerezza al vantaggio prestazionale che abbiamo, perciò dovrà trovarsi qualcosa su un altro fronte».