E' l'episodio finito Nel Mirino, quello che ha deciso la gara all'Albert Park. Del sorpasso di Vettel su Hamilton realizzato sfruttando il regime di VSC si è analizzato ogni particolare. Metabolizzata la sconfitta e individuato subito il dettaglio che non ha funzionato, Mercedes spiega dove si è riscontrato il bug del software che è costato la vittoria nel Gran Premio d'Australia. L'errore di calcolo non si è verificato direttamente nel programma che simula le strategie di gara e valida tutti i possibili scenari strategici, piuttosto, si è trattato di un bug in uno strumento non connesso, che ha restituito l'errato gap, in secondi, entro il quale restare da Vettel leader della gara per riguadagnare la posizione in testa dopo il pit di Sebastian, nel caso fosse avvenuto sotto VSC, come poi è stato.

«Abbiamo scoperto d'aver avuto un problema con il software che ci indica il punto in cui Lewis sarebbe stato coperto e che avrebbe portato Vettel alle nostre spalle. Il problema non si è verificato nel software della strategia di gara che usiamo, si tratta di un programma offline con il quale creiamo il tempo delta: abbiamo riscontrato un bug che si è rivelato in un numero errato. Quello che stavamo calcolando era intorno ai 15”, in realtà, il valore era appena inferiore ai 13", è stato questo che ha creato il nostro delta. Pensavamo saremmo stati al sicuro, pensavamo di avere un po' di margine, poi avete visto qual è stato il risultato: siamo finiti dietro, in seconda posizione ed è molto difficile sorpassare», spiega Andrew Shovlin, capo degli ingegneri in pista di Mercedes.

Con il senno di poi, Shovlin riconosce che diversa avrebbe potuto essere la gestione della corsa, nella fase iniziale il margine su Raikkonen non è cresciuto perché dal muretto erano attenti a conservare le gomme e gestire il consumo, ha confermato. Il potenziale velocistico per far meglio, c'era. Non è bastato nel finale per recuperare su Vettel, costretti dal muretto a chiedere una riduzione del ritmo a Hamilton per abbassare le temperature d'esercizio della power unit.

Shovlin spiega anche come, pur collezionando dei dati nel corso del week end, non siano valori esatti, "scientifici", in merito alla differenza di velocità possibile tra le linee della safety car in ingresso e in uscita dalla pitlane (a tutti gli effetti una zona franca, non essendo in vigore il delta dei settori in pista da rispettare sotto VSC né, ancora, il limitatore della pitlane), non si tratti di valori universali, diversamente dal delta indicato dalla FIA, da rispettare nei microsettori nei quali è divisa la pista, in caso di VSC. Resta l'incognita di quanto effettivamente andrà veloce il pilota nell'ingresso in pitlane, prima di attivare il limitatore dei 60 km/h. E' il fattore uomo, l'interpretazione perfetta di Vettel e il supporto del muretto Ferrari, che si è inserito tra i pertugi lasciati dall'assenza delle certezze matematiche.

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Quali correttivi per il futuro, quindi? «Trattiamo questo tipo di problemi sul software come se avessimo avuto un problema di affidabilità. Si tratta di comprendere ogni cosa che è andata per il verso sbagliato, raccogliere tutti i dati e, inevitabilmente, non è mai una cosa sola. Guarderemo, in futuro, anche a garantirci un margine superiore, perché vogliamo poter coprire Vettel che fa un giro di rientro ai box incredibilmente buono o un pit incredibilmente rapido. Su ognuna di queste cose, osserveremo cosa c'è stato di errato, lavoreremo per risolverle e metteremo in pratica i processi perché non si ripetano».

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