Il caldo, l'umidità e la sabbia caratterizzano il circuito del Bahrain, e non potrebbe essere altrimenti visto che la pista che ospita la seconda gara della stagione F1 è stata realizzata in pieno deserto, a Sakhir non lontano dalla capitale Manama (25 km verso sud). Sono proprio le condizioni climatiche a far propendere per una gara serale, con orari di partenza prossimi al tramonto, che rendono peraltro molto suggestiva la manifestazione.

Ciò rappresenta un'ulteriore sfida per piloti e tecnici, dato che comunque le prove "del mattino" si corrono invece sotto un sole cocente (sebbene si prevedano nuvole in questo weekend) e che solo il secondo turno di "libere" permette di avere le stesse condizioni serali che si ritroveranno in qualifiche e gara, con temperature in discesa. Stress abbastanza elevato anche per le gomme, specie in senso longitudinale per via delle frenate decise (specie quelle delle curve 1,4 e 14) e delle accelerazioni da marcia bassa, cui si unisce l'abrasione elevata del fondo, tanto che la Pirelli ha deciso di portare le mescole più dure della gamma e si parla della possibilità di strategie a due soste.

Non vi sono novità per quanto riguarda la conformazione o la sistemazione dei 5.412 metri del tracciato, se non per l'aggiunta quest'anno di una terza zona DRS: oltre che nel rettilineo di partenza e in quello parallelo tra le curve 10 e 11, anche nel secondo rettilineo tra curva 3 e curva 4 potrà essere azionata l'ala mobile. Per di più con un detection point separato, per cui potremmo anche vedere attacchi e contrattacchi, considerata l'apparente maggior efficacia del dispositivo quest'anno: Sakhir sarà una conferma, eventualmente, anche da questo punto di vista.