Quella di Singapore è una delle ambientazioni di gara più affascinanti del campionato, dato che tradizionalmente questa gara si è sempre corsa in notturna, fin dal 2008, anno della prima edizione. È stato anzi il primo GP di Formula 1 mai disputato con le luci artificiali. Tutto ciò, però, non rende questo appuntamento meno faticoso e pesante per i piloti, per tutta una serie di motivi.

Per iniziare, l'ambiente: qui fa caldo, anche dopo il tramonto, e a questo si aggiunge l'elevatissimo tasso di umidità, oltre all'aria piuttosto sporca. In più il tracciato presenta le consuete problematiche tipiche di un circuito cittadino, come i muretti a bordo pista che non perdonano errori, alle quali si va a sommare un disegno che mette a dura prova i piloti con le sue 23 curve che si alternano freneticamente lungo i 5.063 metri di sviluppo. Tutto questo fa della gara a Singapore la più dura per i partecipanti.

Tecnicamente parlando, la presenza di curve quasi tutte lente e secche richiede un grande grip, specie "meccanico", e buone doti di frenata e trazione, mentre non vi sono rettilinei così lunghi da favorire le velocità. Dato quindi che l'incidenza alare non penalizza più di tanto, tutti portano configurazioni aerodinamiche con il maggior carico possibile. Nello stesso senso va la scelta di Pirelli di portare le mescole più morbide in gamma: C3, C4 e C5. Questo è il secondo circuito più lento dell'anno (dopo MonteCarlo) e dunque lo stress complessivo per i pneumatici è limitato.

A Marina Bay non è facile superare: per questo le qualifiche saranno particolarmente importanti. È anche il motivo per cui sono presenti tre zone DRS: è possibile aprire l'ala mobile sul rettilineo del traguardo e sugli allunghi da curva 5 a 7 e da curva 13 a 14. Infine, rispetto all'anno scorso sono stati modificati leggermente i cordoli in uscita di curva 7 e soprattutto è stata riasfaltata gran parte del tracciato, compresa la pitlane dove la velocità massima ammessa è di 60 km/h.