Mercedes, Wolff: ordini di scuderia opzione possibile

Non esclude un cambio di filosofia il team principal, mentre Hamilton si dice contrario: «Lasciateci correre per il bene dello sport»

Redazione

4 luglio 2016

La logica di squadra vorrebbe che le posizioni venissero congelate a un certo punto del gran premio, per evitare altre domeniche al cardiopalma per Toto Wolff. Lo spirito dello sport vorrebbe il contrario, una lotta libera, possibilmente pulita e un finale deciso all'ultimo giro, come in Austria. Sarà complicato trovare l'equilibrio in Mercedes, probabilmente impossibile. Dopo i fatti di Spielberg, Toto Wolff ha escluso che quanto accaduto tra Rosberg e Hamilton possa avere un impatto sul prolungamento di contratto di Nico, peraltro una trattativa in fase avanzata: i singoli episodi non impatteranno su una decisione di lungo periodo, ha assicurato.

Potrebbero incidere, invece, sulla futura gestione della corsa: «Se servirà riconsiderare quella che è la nostra filosofia e prendere delle decisioni impopolari, allora dovremo essere pronti e tenere aperta l'opzione». Parla di ordini di scuderia, è chiaro. Ma quando impartirli? In quale fase della corsa? E' altrettanto evidente che rimettere totalmente nelle mani dei piloti l'esito finale rischia di portare a clamorose battute d'arresto. «E' incredibilmente frustrante per il team vedere una doppietta risolversi in un potenziale doppio ritiro all'ultimo giro e vederci perdere di nuovo dei punti a causa di un incidente tra le nostre macchine. Lasciamo liberi di correre i nostri piloti e abbiamo fiducia in loro, ma non vogliamo due compagni che si scontrano, è qualcosa che deve finire», sottolinea il team principal.

Non nasconde il disappunto per un'idea che è sul tavolo, ciclicamente presentata ogni volta in cui si verifica uno scontro con Rosberg, Lewis Hamilton. E richiama alla memoria l'episodio probabilmente più clamoroso in tema di ordini di scuderia, sempre con l'Austria teatro sullo sfondo: «Ho rivisto un replay di Michael e Barrichello di alcuni anni fa e allora ero arrabbiato come tifoso. Non vogliamo che certi ordini di scuderia accadano». Situazione un po' diversa, quella, allora venne imposto uno scambio di posizione, mentre oggi si ragiona dell'opportunità di congelare le posizioni per evitare rischi in caso di doppietta a portata di mano. 

«Sono cresciuto col desiderio di correre, correre al massimo livello ed essere il migliore, battendo un altro individualmente. Toto e Niki sono stati fantastici negli ultimi tre anni e ci hanno consentito di gareggiare, e questo è quel di cui si tratta. Non sarà sempre perfetto, ma sono le corse. Guidiamo a oltre 300 orari e vi aspettate che andiamo in giro senza mai un problema? Dubito. Spero che non cambi la situazione e potremo restare liberi di correre, è la mia opinione per amore dello sport».

GP Austria, le polemiche in casa Mercedes

Incidente a parte, culmine di una rincorsa che ha visto Hamilton e Rosberg avvicendarsi in testa alla gara, Paddy Lowe approfondisce sia il tema strategico, legato alle soste ai box programmate prima del gran premio, che il problema avuto con il brake-by-wire all'ultimo giro da Rosberg. «Il piano con Lewis era semplice, era sulla strategia con un solo pit-stop: ultrasoft-soft. Nico ha sofferto un primo stint difficile, le ultrasoft si sono degradate in fretta e l'abbiamo portato sulle due soste. Nel caso di Lewis era rimasto fuori per coprire le Ferrari, chiaramente su uno stop. Con il passare dei giri la strategia di Lewis era chiaro che avrebbe portato a battere tutti tranne il suo compagno di squadra, perché le due soste si sono rivelate più veloci del previsto».

Da qui la scelta di portare anche l'inglese sulla seconda fermata, con la necessaria differenziazione delle mescole, perché Nico non aveva più treni di soft. «Verso la fine Nico è arrivato al limite dell'usura dei freni, abbiamo fatto del nostro meglio per gestire la situazione ma all'ultimo giro il brake-by-wire è andato in modalità passiva».

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