E’ un legame che ha radici profonde, quello tra la 24 Ore di Le Mans e Hollywood. C’è chi l’ha corsa sul serio come Paul Newman - secondo con Stommelen e Barbour nel 1979 - e Patrick Dempsey (quest’anno non più al volante ma presente in veste di co-proprietario del team Dempsey Proton Racing) e chi è stato protagonista di una pellicola non troppo fortunata al botteghino, Steve McQueen, il Michael Delaney del film girato nel 1970. L’ultima edizione della corsa sul tracciato de La Sarthe, oltre alle clamorose vicende sportive che hanno visto protagonista nel bene e nel male la Toyota, ha registrato anche la presenza di uno starter d’eccezione, Brad Pitt

Dopo Fernando Alonso nel 2014 e il presidente François Holland lo scorso anno, è toccato all’attore statunitense il ruolo di starter dell’edizione 2016, lui che con le quattro ruote confessa di non aver mai provato l’ebbrezza della corsa: «Mi è capitato di correre solo in moto, non ancora in macchina. Ho potuto girare con la pace car, mi sarebbe piaciuto fare di più, è stato un brivido vero e proprio. Ho fatto anche un giro intero con Alex Wurz, è qualcosa che non dimenticherò mai», ha raccontato in un’intervista.

La Toyota spiega il problema che ha distrutto la sua 24H di Le Mans

Le Mans è luogo che tra i templi del motorsport è ancora in grado di scatenare sensazioni uniche, che solo una corsa con una storia leggendaria alle spalle può assicurare: «Sì, devo dire che è una grande emozione essere qui, con la mia professione mi capita di fare tante cose, ma questa è in cima alla lista. E’ qualcosa di straordinario e la potenza delle macchine è palpabile quando sei in griglia, è qualcosa che non ha eguali».

Non poteva scegliere edizione migliore alla quale prender parte, visto quello che è stato l’esito finale, degno di un film con una straordinaria regia: «Sin da quand’ero bambino, questa gara per me ha delle proporzioni epiche, è quasi mitica, non c’è una corsa uguale ed essere qui in questo momento mi dà un’emozione enorme», ha raccontato Pitt